Sanità, bando per i medici di base deserto in Sardegna: l’allarme di Marco Tedde
Presentate solo 70 domande per 496 posti. L'esponente di Forza Italia accusa la Giunta Todde: «Manca una strategia, rischiamo di inaugurare scatole vuote»
“Il fallimento del bando per la medicina generale in Sardegna, con appena 70 domande presentate a fronte di 496 posti disponibili, rappresenta l’ennesima certificazione della gravissima crisi della sanità sarda e dell’assenza di una strategia credibile da parte della Giunta regionale”. Lo dichiara il consigliere nazionale di Forza Italia Marco Tedde, intervenendo sulla situazione sempre più critica della sanità territoriale in Sardegna.
“I numeri sono drammatici e raccontano una realtà che i cittadini vivono ogni giorno: territori senza medici di base, liste d’attesa infinite, pronto soccorso congestionati e comunità interne sempre più abbandonate. Gli incentivi economici per le sedi disagiate si sono dimostrati insufficienti perché il problema è strutturale e nasce da anni di mancata programmazione”.
Secondo Tedde, le cause della crisi sono precise: «Pesano il progressivo pensionamento dei medici di medicina generale non sostituiti, la scarsa attrattività della professione, il carico burocratico ormai insostenibile, la mancanza di servizi di supporto nei territori più difficili e l’assenza di un modello moderno di medicina territoriale. I giovani medici non scelgono più questi incarichi perché vengono lasciati soli, senza organizzazione e senza prospettive”.
L’esponente azzurro evidenzia inoltre le forti criticità legate all’imminente apertura delle case e degli ospedali di comunità: “La Regione continua ad annunciare con rulli di tamburi nuove strutture, ma nessuno spiega chi ci lavorerà. Mancano medici, infermieri e personale sanitario. Senza un piano serio sul personale, il rischio concreto è quello di inaugurare scatole vuote utili soltanto alla sterile propaganda politica del campo largo.”
Per Tedde è indispensabile cambiare radicalmente approccio organizzativo: “Servono nuovi modelli di gestione della sanità territoriale. Occorre superare il medico lasciato solo negli ambulatori e costruire vere équipe multidisciplinari composte da medici di famiglia, specialisti, infermieri di comunità, operatori sociosanitari e personale amministrativo. È necessario investire nella digitalizzazione, nella telemedicina e nella medicina di prossimità per garantire assistenza continua soprattutto nelle aree interne della Sardegna”.
“Bisogna inoltre – prosegue Tedde – creare condizioni concrete per rendere attrattiva la medicina generale: incentivi economici reali, supporto logistico, riduzione della burocrazia, maggiore sicurezza professionale e percorsi di carriera chiari. Senza queste riforme continueremo a perdere professionisti e i cittadini continueranno a pagare il prezzo dell’inefficienza”.
Dura la critica alla presidente della Regione Alessandra Todde: “Da mesi governa direttamente la sanità sarda, ma i risultati sono deludenti e preoccupanti. La sanità non può essere amministrata nei ritagli di tempo. È poco serio che la Sardegna continui a non avere un assessore della Sanità dedicato esclusivamente a un settore così delicato e strategico”.
“Non è più tollerabile questa situazione – conclude Tedde –. La Sardegna ha bisogno di una guida politica della sanità forte, competente e presente ogni giorno. Serve una visione moderna della sanità del futuro, capace di garantire il diritto alla cura a tutti i cittadini, dai grandi centri alle comunità più periferiche dell’isola”.

















