“A che servirebbe votare per la Sinistra, per il Centro o per la Destra?”

L'opinione di Vittorio Guillot

In altre occasioni ho manifestato la mia contrarietà per i ministri di questo governo che effettuano delle invasioni di campo in materie di competenza dei loro colleghi e della magistratura o, al contrario per certi magistrati che effettuano delle entrate a gamba tesa in fatti politici. Resto di quella opinione perché sono convinto che debbano esserci istituzioni e regole certe che tutelino il diritto del singolo cittadino e delle minoranze di esistere, criticare chi governa ed operare per diventare maggioranza politica, se ciò fosse voluto dagli elettori. Se si agisse contro questo principio, la partitocrazia non verrebbe eliminata ma esaltata e, con essa, sopravvivrebbe questo cadente sistema. Ho anche manifestato forti perplessità sulla validità della legge finanziaria proposta da questo governo e, infine, ho sostenuto che non mi pare che chi oggi guida l’Italia intenda mandare avanti una profonda riforma della Costituzione, che sarebbe l’unico mezzo adatto a tirar fuori una volta per tutte il Paese dalla crisi che lo macera. D’altra parte i partiti di opposizione, di destra, di centro che di sinistra, vagano nel nulla più disperato perché non propongono né alcun leader né alcuna ricetta per un vero cambiamento di quell’andazzo politico che ci ha così tanto mal ridotti. Che riforme costituzionale, cioè, che forma alternativa di stato propongono il centro o la estrema destra? La stessa domanda vale per la sinistra, sia per quella moderata, peraltro molto compromessa col potere bancario, che per quella estrema. Quest’ultima, a parte una inconsistente frazione nostalgica, ha addirittura considerato impresentabile la definizione di comunista.   Di conseguenza la maggior parte dei cittadini considera inutile votare per questi partiti di opposizione ed affida ai nuovi padroni del vapore le speranze di rinascita.

Per quanto riguarda i partiti di sinistra mi pare, tra l’altro, che, sostenendo l’immigrazione fuori controllo e non tenendo conto dei problemi interni alla nostra società, si siano allontanati dai naturali interessi di quella che un tempo era chiamata ‘classe operaia’. Infatti l’immigrazione fuori controllo, e ribadisco e preciso, quella fuori controllo, ha favorito i grandi pescicani ed i piccoli piragna che speculano spudoratamente sull’eccesso di offerta di lavoro, soprattutto ‘nero’, che si è venuta a creare. In altri termini, dato che il fenomeno è diventato tanto grande che è pressoché ingestibile dalle pubbliche autorità, i nostri sinistri hanno potentemente favorito le lobby capitaliste e finanziarie che, in barba persino alle leggi, ai contratti collettivi ed alla Costituzione, rendono vana la libertà dal bisogno di troppi lavoratori, italiani e stranieri. Così troppo spesso i lavoratori si vedono costretti a rinunciare persino ai loro diritti per avere un tozzo di pane. Non credo proprio che i casi eclatanti riscontrati in Puglia e Calabria siano gli unici.   Di fatto la nostra sinistra, e mi riferisco in particolare a quella erede del vecchio P.C.I, è andata via via perdendo la sua identità di protettrice dei lavoratori che, anche se più a torto che ragione, la aveva caratterizzata in passato. Anche quella vecchia sinistra parlava più al basso ventre che al cervello della gente ma, se non altro, agitava dei problemi sociali molto sentiti.  Certo, alcuni intellettuali di quell’area si sono imbalsamati da soli ritenendo che le loro fumose ‘visioni’ ideologiche, benché rifiutate dai popoli in cui erano state forzatamente applicate, rappresentassero il vero interesse popolare. Così non si sono neppure accorti che altri raccoglievano il malcontento che saliva dagli strati sociali più poveri.

Oggi la sinistra si è ridotta a difendere i così detti ‘diritti civili’, tipo la adozione da parte delle coppie gay, la fecondazione artificiale eterologa, il testamento biologico, l’eutanasia, lo jus solis. Diritti, tra l’altro, che la sinistra di un tempo considerava manifestazioni dello “individualismo borghese”, nemico della rivoluzione proletaria e, in definitiva ‘fascista’. Perciò, quando non li osteggiava, non sprecava il suo tempo per loro, tanto è vero che per decenni costituirono  il  cavallo di battaglia del piccolo partito radicale, ossia di una costola del movimento liberale. La lotta per i così detti ‘diritti civili’, però, è oggi una battaglia di retroguardia nel senso che la loro applicazione pratica riguarda direttamente solo alcune decine di migliaia di persone ma non le masse, più concretamente interessate ai problemi della disoccupazione, del lavoro precario, dello sfruttamento dei lavoratori, delle pensioni, della sicurezza dei quartieri popolari. Così, che piaccia o no, le masse hanno finito per essere incantate dai pifferai magici del M5S e della Lega che, trasformatisi in partiti di ‘lotta e di governo ’, hanno tolto il giocattolo alla sinistra. Mi sembra che i risultati elettorali, oltre ai sondaggi, confermino questa mia opinione. Io non sono per niente convinto che il giocattolo sia finito nelle mani giuste ma ho l’impressione che ci sia finito per l’incapacità delle altre parti politiche a muoversi per uscire dal tunnel in cui esse ci hanno mollato.

Vittorio Guillot, 12 ottobre 2018