Da Alghero a Torre del Greco: l’arte e il sacrificio dei corallari in un film
Presentata a Sassari l'opera di Giovanni Zoppeddu sostenuta da Film Commission e MIC. Il racconto di un mestiere che ha cambiato il volto della Sardegna dal 1954 a oggi.
Esploratori dell’ignoto, eredi di una tradizione millenaria e interpreti di una sfida contro i limiti fisici e naturali tra le coste della Sardegna, con Alghero come fulcro identitario, e i laboratori di Torre del Greco. Sono i “Corallari. Coral Hunters”, i protagonisti del nuovo film documentario di Giovanni Zoppeddu, al debutto ufficiale in prima assoluta giovedì 23 aprile nelle sale del Cityplex Moderno di Sassari con due proiezioni speciali: alle 18.30 e alle 20.30 il regista incontrerà il pubblico per approfondire i dettagli di un mestiere in cui gli uomini scelgono di forzare il confine, scendendo negli abissi alla ricerca dell’oro rosso.
Prodotto nel 2026 da Terra de Punt e distribuito da My Culture, il film si avvale del prestigioso sostegno del MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione Sardegna Film Commission, della Regione Campania e della Campania Film Commission. Oltre alle sale, l’opera, punta alla diffusione internazionale, alle piattaforme SVOD e ai circuiti educativi. Il lavoro è stato presentato oggi (20 aprile) in conferenza stampa nella hall del cinema sassarese, alla presenza del regista e del rappresentante della casa di distribuzione My Culture, Alessandro Pisu.
Il documentario ripercorre l’ascesa della pesca del corallo a partire da una data spartiacque: il 1954, anno in cui il primo corallaro approdò in Sardegna, segnando l’inizio di una nuova era. Se un tempo il mare era vissuto “da sopra”, come un ambiente da osservare e rispettare in superficie, con l’avvento dei subacquei il patto con la natura si rompe. La trama del film mostra l’intreccio tra le coste della Sardegna e quelle campane, per addentrarsi nei laboratori di Torre del Greco, dove la materia grezza viene trasformata in arte. Il racconto non nasconde il costo umano di questa professione: le embolie, il rischio tecnologico e la pressione ecologica sono i compagni di viaggio di chi sceglie di scendere dove il tempo si dilata.
«Corallari nasce dalla necessità di raccontare un mondo che sta scomparendo – ha affermato il regista oristanese –. Non è solo un mestiere, è un immaginario fatto di uomini che hanno trasformato un’attività economica in un’epopea contemporanea. Rispetto al precedente ‘Diario di Tonnara’, qui la prospettiva cambia radicalmente: non c’è più l’attesa, ma l’attraversamento attivo e pericoloso del limite».
Già autore di “Diario di Tonnara” (selezionato al Rome Film Festival 2018), Giovanni Zopppeddu vanta collaborazioni con Istituto Luce, RAI e Sky. La sua poetica è incentrata sulla memoria storica e sulla dimensione sociale delle immagini, con una particolare attenzione ai mestieri del mare. Il suo “Coral Hunters” non è solo un’opera di memoria, ma un lungometraggio di forte attualità che interroga lo spettatore in merito alla sicurezza sul lavoro e alla gestione delle risorse in un Mediterraneo che cambia. Attraverso interviste inedite e immagini spettacolari, l’opera documenta un patrimonio immateriale a rischio, trasformando una storia locale in una riflessione universale sul desiderio umano di superare l’ignoto.
















