Alloggi popolari ad Alghero, la denuncia: «Graduatorie stravolte e zero tutele per i disabili»

Sette anni di attesa e silenzi. La denuncia giunge in redazione da parte di una mamma algherese: «Chiediamo solo trasparenza sui criteri e rispetto per i nostri diritti».

Una richiesta d’aiuto rimasta finora confinata tra le carte della burocrazia, ma che oggi diventa una denuncia pubblica contro il silenzio delle istituzioni. Maria Dolores Masu, madre algherese, ha deciso di scrivere alla nostra redazione per raccontare il “paradosso” delle graduatorie per gli alloggi popolari (ERP) ad Alghero. Una vicenda che dura da quasi sette anni e che vede una famiglia con un minore disabile scivolare inspiegabilmente verso il basso nell’elenco degli aventi diritto, anziché trovare una soluzione.

L’odissea inizia nel 2019 quando la donna, allora in attesa del figlio, presenta la prima domanda. «In quel periodo risultai in graduatoria all’undicesimo posto con 8 punti», spiega Masu. Da quel momento, però, inizia un insolito percorso a ritroso: prima il declassamento al 73° posto, poi al 69° e infine, nel 2026, il crollo definitivo al 137° posto con appena 2 punti assegnati. Una dinamica di fronte alla quale la donna ha cercato invano risposte dagli uffici competenti, senza mai ricevere «risposte concrete capaci di migliorare la situazione».

La carenza cronica di affitti accessibili nella Riviera del Corallo ha persino costretto la famiglia a una temporanea emigrazione a Tempio Pausania, pur di trovare un tetto. Oggi Maria Dolores e suo figlio sono rientrati ad Alghero e vivono coabitando in casa della nonna, una sistemazione logistica non più sostenibile. Il bambino, infatti, è affetto da una disabilità che richiede terapie farmacologiche e comportamentali costanti, oltre a spazi adeguati, stabilità e serenità. A complicare il quadro già fragile, sette mesi fa la madre è stata colpita da un delicato intervento chirurgico per la rottura di un aneurisma cerebrale.

«Ciò che mi ha fatto soffrire maggiormente è sentirmi invisibile agli occhi delle istituzioni», confessa ammarata la donna, sottolineando come la sua non sia una polemica sterile, ma una richiesta di ascolto. Nella lettera, la cittadina solleva anche dubbi sulla gestione complessiva del patrimonio immobiliare pubblico, pur premettendo di non avere gli strumenti per giudicare i singoli casi: «Faccio fatica a comprendere alcuni criteri di assegnazione di alloggi con apparentemente esigenze inferiori, faccio fatica ad accettare che vengano costantemente occupati alloggi popolari e le istituzioni ne sono al corrente e nessuno fa niente per garantire a tutti una casa».

L’appello finale si trasforma in una richiesta di trasparenza che supera il caso personale per farsi portavoce di un malessere collettivo legato all’emergenza abitativa ad Alghero. «Non sto chiedendo favoritismi. Sto chiedendo attenzione, ascolto e il rispetto di un diritto fondamentale. Dietro ogni numero di una graduatoria ci sono famiglie vere, bambini veri e difficoltà che non possono essere ignorate. Mio figlio sta crescendo senza avere una casa sua e ogni anno che passa nessuno potrà restituirmelo».

17 Giugno 2026