Pasqua di solidarietà ad Alghero: presidio permanente per la Palestina in Largo San Francesco
Presidio quotidiano in Largo San Francesco dal 29 marzo al 6 aprile. Raccolta fondi per gli aiuti umanitari e interventi delle associazioni venerdì 3 aprile.
Mentre la Riviera del Corallo si prepara a vivere i suoi storici riti identitari, una parte della società civile sceglie di accendere i riflettori sul dramma mediorientale. Da domenica 29 marzo (Domenica delle Palme) fino a lunedì 6 aprile (Pasquetta), Largo San Francesco ospiterà un presidio quotidiano per chiedere lo stop al conflitto a Gaza e denunciare l’escalation di violenza in tutta la Palestina occupata, nel Libano e le tensioni che coinvolgono l’Iran.
L’iniziativa, promossa da un ampio cartello di sigle locali tra cui Alghero per Gaza, Asce, Alghero Antifascista, Dignitat e Circolo Micromeria, nasce con l’obiettivo di rompere quello che gli organizzatori definiscono il “silenzio delle istituzioni”. In un momento in cui la città attira migliaia di visitatori per le celebrazioni pasquali, il presidio vuole essere un monito contro la normalizzazione dei crimini di guerra e un atto di partecipazione alla mobilitazione globale in difesa del diritto internazionale.
L’appuntamento è fissato ogni giorno dalle 18:00 alle 21:00. I cittadini sono invitati a partecipare portando bandiere, striscioni e luci. Non si tratterà solo di una protesta simbolica: durante le serate verranno raccolte donazioni per l’associazione Gazzella OdV, realtà impegnata sul campo a Gaza per la distribuzione di aiuti umanitari e il sostentamento delle scuole-tenda per l’infanzia.
Il momento clou del confronto politico e sociale è previsto per venerdì 3 aprile, quando il microfono sarà aperto agli interventi dei portavoce delle diverse organizzazioni. Alla serata parteciperanno anche delegazioni sassaresi come Ponti non muri, Emergency, il Comitato no alla guerra e A Foras.
All’iniziativa hanno aderito numerose realtà culturali e sociali del territorio, tra cui Lo Teatrì, l’Anpi “Marisa Musu”, l’Orcu Marì, a dimostrazione di una rete associativa che chiede a gran voce che la pace non resti solo un auspicio religioso, ma diventi un impegno civile concreto.

















