La posidonia ferma il campo boe. Sei ditte chiedono risposte
Trenta imbarcazioni e 25 posti di lavoro a rischio nel campo boe di San Giovanni. Gli operatori denunciano: «Senza servizi essenziali e pulizia dell’arenile, impossibile operare»
Quello che doveva essere un modello di efficienza e riqualificazione per la nautica da diporto ad Alghero rischia di trasformarsi in un vicolo cieco burocratico e operativo. Sei società del settore (Simar srls, Sea Soul, Overboard, Sailing for Living, Sun e Sea, e Jet Ski) hanno lanciato un grido d’allarme congiunto sulla situazione critica che sta interessando il campo boe situato davanti alla spiaggia di San Giovanni, a ridosso del molo di sottoflutto.
Al centro della contesa non c’è solo la gestione degli spazi, ma la sopravvivenza stessa di un comparto che garantisce l’occupazione a circa 25 collaboratori e offre un servizio di ormeggio a oltre 40 imbarcazioni, nato per sopperire alla storica carenza di posti barca nel porto cittadino.
Il problema principale è rappresentato dagli ingenti accumuli di posidonia che, a causa della barriera artificiale del molo, si depositano massicciamente sull’arenile. Secondo gli imprenditori, la presenza della biomassa impedisce l’installazione dei camminamenti necessari per raggiungere le barche.
«La situazione è insostenibile – spiegano i rappresentanti delle sei aziende – i clienti sono costretti ad affondare fino alle ginocchia nella posidonia per raggiungere il punto di imbarco. Questo causa una perdita di credibilità internazionale per Alghero, ma soprattutto espone i lavoratori e l’utenza a rischi per l’incolumità».
Gli operatori contestano inoltre l’interpretazione del Comune, secondo cui la rimozione spetterebbe ai concessionari. Le aziende ribattono che la loro competenza riguarda esclusivamente i pochi metri quadri dell’info point e non l’intera spiaggia, i cui costi di smaltimento sarebbero insostenibili per realtà che utilizzano l’arenile solo come zona di transito verso il mare.
Oltre alla questione ambientale, il comunicato evidenzia una serie di disservizi strutturali che sembrano paralizzati dalla burocrazia. Viene citato il caso emblematico dell’allaccio alla rete idrica: nonostante la predisposizione dei pozzetti, la mancanza di una comunicazione ufficiale di fine lavori da parte degli uffici comunali impedirebbe ad Abbanoa di procedere con l’erogazione dell’acqua, lasciando gli operatori a secco a stagione già avviata.
Le aziende rivendicano con orgoglio quanto realizzato dal 2023: un progetto nato da investimenti privati che ha trasformato un’area degradata in un punto di riferimento per turisti, diportisti e persino per le scuole vela del territorio. Un’iniziativa ispirata a modelli di successo già consolidati nella Sardegna orientale, ma che ad Alghero sembra scontrarsi con l’assenza di un interlocutore chiaro e di una programmazione degli interventi.
La richiesta inoltrata all’Amministrazione è netta: tempi certi, responsabilità definite e un intervento immediato per permettere l’avvio della stagione 2026. «Non si può promuovere Alghero come destinazione d’eccellenza – concludono i firmatari – senza garantire le condizioni minime per chi il turismo lo rende possibile ogni giorno. La città deve scegliere se essere davvero una ‘Porta d’Oro’ o restare soltanto un’immagine da cartolina priva di servizi».

















