Pistola scacciacani in centro: «Non è una bravata, ma un grido d’aiuto. Serve l’Educatore di Strada»
Il consigliere comunale Christian Mullas analizza l’episodio di sabato: «Social e isolamento svuotano l’empatia. La sicurezza si fa con la prevenzione, non solo con il controllo»
Il colpo esploso sabato scorso tra le vie del centro non è solo un fatto di cronaca nera, ma la spia rossa di un motore sociale che rischia il grippaggio. L’episodio dei giovani armati di una pistola scacciacani, arrivati a intimidire una ragazza, scuote la comunità algherese e riapre il dibattito sulle fragilità delle nuove generazioni. A intervenire con una riflessione profonda è Christian Mulas, che parla non solo come esponente politico in Consiglio comunale, ma soprattutto come educatore socio-pedagogico professionale. «Non dobbiamo banalizzare né archiviare l’accaduto come una semplice bravata», avverte Mulas. «Siamo di fronte a un disagio sociale che si manifesta con atteggiamenti provocatori e violenti: segnali che la nostra comunità non può e non deve sottovalutare».
Al centro dell’analisi di Mulas c’è la trasformazione dei legami sociali. In un mondo dominato da relazioni filtrate dagli schermi e dai social network, il rischio è l’indebolimento dei pilastri umani: contatto diretto, ascolto e capacità di gestire i conflitti nel mondo reale. «Dietro l’uso della provocazione e della violenza come forma di affermazione si nasconde spesso una fragilità profonda e la mancanza di punti di riferimento», spiega il consigliere. «Questi episodi vanno letti come un vero e proprio grido d’aiuto di chi non trova spazi educativi capaci di intercettarli prima dell’esplosione del problema».
La soluzione, secondo Mulas, non risiede esclusivamente nella repressione o nel controllo. La ricetta proposta punta sulla prevenzione “sul campo” attraverso la figura dell’Educatore di Strada, un progetto che lo stesso Mulas ha portato all’attenzione del Consiglio comunale già tre anni fa.
L’obiettivo è portare professionisti della pedagogia direttamente nei luoghi informali – piazze, parchi, bar e strade – per costruire relazioni di fiducia nei contesti naturali di socializzazione degli adolescenti. «L’educatore di strada non è una risposta emergenziale, ma uno strumento concreto di prevenzione e accompagnamento per intercettare la fragilità prima che degeneri in devianza», sottolinea la nota.
Il richiamo finale di Christian Mulas è rivolto alla rete territoriale: amministrazioni locali, servizi sociali, scuole e famiglie devono stringere un’alleanza stabile. «La sicurezza di una comunità non si costruisce soltanto con il controllo, ma soprattutto con l’educazione e l’ascolto delle nuove generazioni. È il momento di affrontare con coraggio il tema del disagio giovanile, trasformando questi segnali in un’opportunità per rafforzare le politiche educative e sociali della nostra città».

















