Porto Conte, l’allarme dei cittadini: «Senza Piano del Parco la tutela è solo formale»

Documento tecnico dell'associazione Punta Giglio Libera: il ritardo ventennale compromette l'efficacia dell'area protetta e la gestione dell'organico.

Il futuro del Parco naturale regionale di Porto Conte torna al centro del dibattito politico e istituzionale. Durante l’incontro pubblico promosso dal consigliere regionale Valdo Di Nolfo sulla riforma della legge istitutiva dell’area protetta, l’associazione Punta Giglio Libera ha presentato un documento tecnico e politico che mette sotto la lente d’ingrandimento le criticità gestionali dell’ente. Al centro della contestazione, l’annosa questione del Piano del Parco, lo strumento di pianificazione che, per legge, sarebbe dovuto scattare pochi mesi dopo l’istituzione dell’ente nel 1999 e che invece, a distanza di quasi tre decenni, risulta ancora non approvato.

Secondo l’associazione ambientalista, l’attuale assetto del Parco — la cui gestione è incardinata esclusivamente nel Comune di Alghero — genererebbe un «conflitto istituzionale strutturale». «Il soggetto che deve tutelare l’ambiente — si legge nel documento — è lo stesso titolare della pianificazione urbanistica, promotore dello sviluppo turistico e portatore di interessi economici locali». Questa sovrapposizione, secondo Punta Giglio Libera, renderebbe la programmazione ambientale vulnerabile alle dinamiche elettorali a breve termine, a discapito di una tutela della biodiversità che dovrebbe avere respiro sovracomunale e regionale.

L’attacco più duro riguarda la mancata approvazione del Piano del Parco. L’associazione definisce la situazione attuale come una «incompiutezza istituzionale»: senza questo strumento, l’area protetta opererebbe di fatto in un regime di salvaguardia provvisoria, limitando l’efficacia delle azioni di tutela.

Sotto il profilo amministrativo, il documento solleva dubbi anche sulla gestione dell’organico e delle risorse: in assenza di una pianificazione definita, risulterebbe difficile giustificare il fabbisogno strutturale di personale e la coerenza tra spese e obiettivi raggiunti. Per l’associazione, questo vuoto programmatorio rischierebbe di trasformare l’ente in una «struttura amministrativa priva di una vera funzione ambientale».

L’associazione non si è limitata all’analisi delle criticità, ma ha avanzato quattro richieste precise rivolte a Sindaco, Presidente del Parco e Regione: Approvazione immediata del Piano del Parco; Riforma della governance per garantire autonomia e una rappresentanza multilivello;  Trasparenza totale su bilanci, programmi e spese; Definizione di un cronoprogramma pubblico e verificabile per gli obiettivi di tutela.

«Chiediamo che venga attuata la legge — conclude la nota — affinché Porto Conte sia davvero un Parco e non solo un perimetro sulla carta». La palla passa ora ai vertici istituzionali, chiamati a rispondere su un ritardo che l’associazione non ritiene più «fisiologico», ma una responsabilità politica da sanare senza ulteriori rinvii.

2 Marzo 2026