Sassari-Alghero, il treno della vergogna: orari sballati e vagoni deserti
Dalla denuncia di una docente universitaria emerge il ritratto di un collegamento in agonia: tra ritardi cronici e coincidenze perse, il trasporto pubblico tra le due città sta perdendo la sfida con l'auto privata.
Un viaggio infinito per coprire poco più di trenta chilometri, una sfida quotidiana contro il tempo che sta riportando indietro le lancette del trasporto pubblico locale. Dallo scorso settembre, il collegamento ferroviario tra Sassari e Alghero si è trasformato in un’odissea per centinaia di pendolari, con tempi di percorrenza dilatati e un sistema di coincidenze ormai polverizzato. A lanciare l’allarme, attraverso una nota carica di amarezza, è una docente dell’Università di Sassari, che descrive uno scollamento totale tra le “grandi opere” annunciate dalla politica e i disagi concreti di chi vive la stazione ogni giorno.
Il cuore del problema risiede nel drastico rallentamento dei convogli, passati dai canonici 35 minuti a quasi un’ora di viaggio. Questo slittamento ha innescato un effetto domino disastroso: gli studenti che arrivano in stazione a Sassari si ritrovano con il bus cittadino già partito, essendo saltato il coordinamento tra i due servizi che prima garantiva la puntualità per le lezioni delle dieci. Oggi, per arrivare in aula in tempo, i ragazzi sono costretti a scommettere sul treno delle otto del mattino, un sacrificio che molti non sono più disposti a fare, preferendo tornare all’utilizzo dell’auto privata.
A rendere la situazione ancora più critica è la totale assenza di comunicazioni ufficiali. Tra le banchine non compaiono cartelli esplicativi e il personale dell’ARST non sembra avere risposte certe sulla durata di questo regime di emergenza. In questo vuoto informativo, la soppressione di corse strategiche a metà mattina e nel pomeriggio ha finito per svuotare progressivamente i vagoni, segnando il fallimento di un servizio che fino a un anno fa appariva efficiente.
Mentre il dibattito pubblico si concentra su avveniristici progetti di treni a idrogeno, la realtà quotidiana sembra andare in direzione opposta. Secondo la professoressa, servirebbero correttivi immediati e di buon senso, come il potenziamento delle frequenze per compensare la lentezza del tragitto e il ripristino di una sincronia reale tra ferrovie e linee urbane. Solo attraverso una gestione integrata, che eviti anche la sovrapposizione inutile tra i pochi bus regionali e le corse su rotaia, si potrebbe sperare di riconquistare la fiducia di un’utenza ormai rassegnata a scendere dal treno.
















