Sardegna, trasportare merci costa il 40% in più: il peso dell’insularità affossa le imprese
Presentato a Cagliari il report sui costi della logistica. Salaris (Riformatori): «Inaccettabile reinvestire altrove le risorse pagate dai sardi, serve un tavolo urgente al Ministero».
Il settore del trasporto merci in Sardegna ha costi del 40% superiori rispetto al Continente, con una conseguente perdita di competitività per le aziende sarde di quasi il 30%. I dati sono contenuti nello studio dell’Istituto Bruno Leoni condotto da Andrea Giuricin (AD di TRA Consulting e docente presso l’Università di Milano Bicocca). Inquadrato nel contesto internazionale del momento e dei riflessi della guerra in Iran, il report stima per la prima volta l’impatto di questi fattori sul sistema economico sardo. A presentare lo studio, questa mattina a Cagliari, è stato lo stesso autore ospite dei Riformatori Sardi, alla presenza dell’Assessora regionale dei Trasporti, Barbara Manca. Hanno preso parte alla conferenza stampa Michele Cossa, che ha curato l’introduzione, Francesco Pigliaru in qualità di economista, Massimiliano Manca, esperto in Logistica. Le conclusioni sono state affidate ad Aldo Salaris.
L’insularità incide pesantemente sui costi del trasporto delle merci e della logistica – e la situazione per la Sardegna è ancora più critica con l’estensione del sistema europeo di scambio delle quote di CO2 al trasporto marittimo. In generale, in Italia la logistica ha costi superiori alla media europea di circa il 28%. A questa penalizzazione, se ne aggiunge una specifica per le grandi isole e, in particolare, per la Sardegna, che per dimensioni e distanza dal continente ne soffre particolarmente.
L’analisi si articola in diversi passaggi. In primo luogo, vengono confrontati i costi del trasporto merci su distanze comparabili, come Milano-Napoli e Milano-Cagliari. Quest’ultima deve necessariamente sostenere un cambio modale, in quanto le merci devono alternare il viaggio su gomma a quello su mare. Complessivamente, un roundtrip Milano-Cagliari è stimato in 2.600 euro, contro 2.150 del Milano-Napoli (+21%), di cui la gran parte dipende dalla tratta marittima (che incide per circa la metà dei costi complessivi, di cui circa 650 euro imputabili all’Ets. A fronte di un esborso (per Ets) da parte del sistema economico sardo di 150 milioni di euro nell’anno 2025 solo un decimo è in parte stato recuperato con altre forme di incentivo.
La differenza non finisce qui. Il costo del trasporto, infatti, incide per il 50-60% su quello della logistica in generale nel caso della Sardegna. Tuttavia, c’è uno squilibrio strutturale tra le merci in entrata e quelle in uscita, con una differenza superiore al 20% in peso: si può stimare che questo comporti un incremento del costo di circa il 13%. Ma non è ancora finita: occorre anche considerare il costo opportunità (ovvero l’effetto dell’incertezza sulle operazioni di imbarco e alle relative riprogrammazioni operative) e al fattore tempo (cioè la durata di tali operazioni). Complessivamente, si può quindi stimare l’extra-costo rispetto ai trasporti continentali nell’ordine del 40%. Conclude Giuricin: “Avere dei costi del 40% superiori significa avere una perdita di competitività per le aziende sarde di quasi il 30%”.
“Deve nascere, come conseguenza alle analisi, una proposta politica inclusiva dei vari livelli istituzionali, Regione, Governo, Europa – ha spiegato il coordinatore regionale dei Riformatori, Aldo Salaris in conclusione dell’incontro – Le emergenze devono trasformarsi in dossier da affrontare con urgenza, da portare immediatamente al tavolo del Ministero dei Trasporti che deve prendersi in carico il problema del trasporto merci. Tutto ciò che oggi paghiamo in seno all’ETS – ha concluso Salaris – deve essere reinvestito in Sardegna per rendere più efficienti e competitivi i nostri porti e non permettere che ciò che noi paghiamo venga, come previsto dall’ultimo decreto energia, reinvestito altrove per sistemi di modalità a noi non necessari”.

















