Il racconto di Alghero divide la rete, l’assessore Daga: «Ascoltiamo chi sceglie di venire a vivere da noi»
L'esponente della giunta analizza il video social ed evidenzia il valore di chi scopre la città da una nuova prospettiva.
Uno sguardo spontaneo diffuso in rete diventa il pretesto per una profonda riflessione politica e amministrativa sulla realtà algherese. A dare il via al dibattito è un Reel pubblicato su Facebook, le cui immagini hanno spinto l’assessore Enrico Daga a intervenire pubblicamente per analizzare il racconto e la percezione della città catalana.
«Il mio grazie va al ragazzo che ha realizzato questo video e alla sua pagina, perché ha raccontato Alghero con uno sguardo pulito: senza costruire una cartolina finta, ma anche senza quella cupezza con cui alcuni descrivono quotidianamente la propria città», ha esordito l’esponente della giunta. Una prospettiva che, secondo l’amministratore, trova riscontro diretto nei contatti quotidiani con chi decide di stabilirsi nel territorio: «Anche per il lavoro che faccio mi capita spesso di incontrare persone che hanno deciso di lasciare il proprio luogo di origine per venire a vivere da noi. Vivono qui, conoscono i problemi e, nonostante questo, continuano a considerarlo un posto nel quale vale la pena costruire la propria vita. Ascoltarli fa bene, perché ci raccontano di un luogo che noi spesso non vediamo più».
L’analisi dell’assessore entra poi nel merito della complessità di gestione e dei limiti della macchina urbana: «Naturalmente esistono difficoltà e parecchie cose da migliorare e sarebbe ridicolo negarlo. Alghero, però, è anche una città fisarmonica, perché per una parte dell’anno ha le dimensioni e le esigenze di una cittadina, mentre nei mesi estivi diventa, per numero di presenze e pressione sui servizi, una città media italiana. Aumentano il traffico, i rifiuti, la domanda di parcheggi, la necessità di pulizia e l’utilizzo di spazi pubblici per manifestazioni».
Di fronte a queste criticità, la linea tracciata da Daga rifiuta sia l’autoassoluzione sia il disfattismo: «Governare questi aspetti è complesso e i problemi non possono diventare un alibi, ma neppure essere raccontati come se rappresentassero un problema esclusivamente algherese. La domanda che ci dobbiamo porre è se siamo davvero sicuri che il mondo fuori di qui sia così perfetto e che ogni problema di Alghero esista soltanto qui e che altrove tutto funzioni meravigliosamente».
L’amministratore conclude richiamando al senso di appartenenza e alla tutela dell’immagine pubblica della città: «Alghero ha alcuni difetti e negarli sarebbe propaganda, ma descriverla continuamente come un luogo invivibile fa male al cuore. Io la trovo unica nella sua bellezza e nelle sue contraddizioni».


















