Carceri, Di Nolfo dopo la visita a Bancali: «Lo stato dei penitenziari è lo specchio del Paese»

Il consigliere regionale denuncia il sovraffollamento e la carenza di organico nella struttura di Sassari: «Dietro i numeri ci sono persone. La politica dia risposte concrete applicando l'Articolo 27»

«Lo stato di salute degli istituti penitenziari dice molto sullo stato di salute del nostro paese, entrare in carcere significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte. Per questa ragione ho preso parte alla visita istituzionale promossa nell’ambito della giornata nazionale organizzata dal comitato alleanza per l’articolo 27» Lo dichiara il consigliere regionale Valdo Di Nolfo, che lo scorso 14 luglio ha preso parte alla visita istituzionale nella Casa circondariale di Sassari-Bancali, promossa nell’ambito della giornata nazionale organizzata dall’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. L’iniziativa, che ha coinvolto decine di istituti penitenziari italiani, nasce con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico le condizioni delle carceri e il principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona.

La realtà di Bancali restituisce un quadro che parla da sé: quasi 580 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 458 posti, con una significativa carenza di organico che interessa la Polizia penitenziaria, gli educatori e il personale amministrativo. Una situazione che riflette criticità ormai strutturali del sistema penitenziario.

«Dietro questi numeri ci sono persone, ci sono donne e uomini che stanno scontando una pena, ma anche lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono il funzionamento degli istituti in condizioni sempre più difficili. È a loro che la politica dovrebbe dare risposte concrete -analizza l’onorevole Di Nolfo- Il Governo Meloni continua invece a utilizzare il tema della sicurezza come terreno di propaganda, salvo poi dimenticarsi delle carceri quando si tratta di investire davvero. Il sovraffollamento, la carenza di personale e la debolezza dei percorsi trattamentali non sono fatalità: sono il risultato di precise scelte politiche e di norme repressive sempre più aspre che hanno portato all’incremento di pene e al riconoscimento di nuovi reati. Il tutto in un sistema già allo stremo che invece di alleggerirsi si ritrova alla massima esasperazione. La sicurezza non si costruisce con gli slogan, ma mettendo le istituzioni nelle condizioni di funzionare».

Il consigliere regionale prosegue: «Chi pensa che occuparsi del sistema penitenziario significhi essere indulgenti con chi ha commesso un reato sbaglia completamente prospettiva. Una pena è credibile quando è certa, ma anche quando rispetta la Costituzione. L’articolo 27 rappresenta un impegno quotidiano dello Stato: servono più personale, più educatori, più percorsi di formazione e di reinserimento, perché ogni occasione restituita a una persona che ha sbagliato significa una possibilità in meno che quella persona torni a delinquere. Questa è la sicurezza che dovremmo costruire: meno propaganda, meno slogan e più responsabilità istituzionale».

17 Luglio 2026