Aeroporti Sardi, Pais: “Fusione che merita attenzione”
"Così com’è, questa fusione rischia di trasformarsi in un’operazione in cui il pubblico paga, ma decide meno. E questo, per un’isola come la nostra, non è un dettaglio: è un errore che non possiamo permetterci" sostiene l'esponente della Lega
L’ex presidente del Consiglio regionale e coordinatore della Lega in Sardegna, Michele Pais, interviene con durezza sul delicato tema della fusione degli scali aeroportuali dell’isola. Pur non chiudendo la porta all’idea di una rete integrata, Pais solleva interrogativi pesanti sull’architettura finanziaria e politica dell’operazione, denunciando uno sbilanciamento a favore dei privati che penalizzerebbe il ruolo della Regione e i diritti dei cittadini.
Per Pais, la questione non è tecnica, ma politica e sociale. La preoccupazione principale riguarda la missione del sistema aeroportuale, che per un’isola non può essere paragonato a una qualsiasi attività commerciale. “In Sardegna il tema degli aeroporti non è generare utili, ma essere utili. Garantire il diritto alla mobilità dei sardi, per studio, lavoro e sanità. Questo deve essere il principio guida” dice. Secondo l’esponente della Lega, una visione unitaria sarebbe un’opportunità solo se la regia rimanesse “saldamente in mano pubblica”, garantendo pari dignità a tutti gli scali, con una tutela specifica per l’aeroporto di Alghero, ritenuto il più fragile nel nuovo assetto.
L’analisi di Pais entra nel merito dei rapporti di forza tra pubblico e privato all’interno della futura holding. Il timore è che la Regione si ritrovi in una posizione di estrema debolezza nonostante gli ingenti investimenti. “L’architettura dell’accordo sembra chiaramente orientata a rafforzare il ruolo dei privati. I privati rafforzano il controllo attraverso una NewCo che diventa socio di maggioranza con il 50,25%. Una costruzione ‘carta contro carta’ che consolida il presidio privato senza un adeguato bilanciamento pubblico”. Pais sottolinea inoltre un paradosso: la Regione sarebbe l’unico soggetto chiamato a un esborso economico significativo e alla rinuncia ai contenziosi, senza però ottenere in cambio un peso proporzionale nella gestione.
Il punto più critico riguarda l’assenza di tutele per il socio pubblico. Pais elenca una serie di “mancanze” che definisce incomprensibili per un’operazione di questa portata: nessun ruolo nella governance effettiva, assenza di diritti di prelazione in caso di cambio della maggioranza dopo il 2028, restrizioni alla cedibilità delle quote pubbliche, che ne svaluterebbero il valore.
Un altro tema centrale è quello dei contributi pubblici passati e futuri. “Negli ultimi dieci anni la Regione ha investito 200 milioni di euro. L’accordo esclude questi contributi dall’equity: la Regione rischierebbe di finanziare il sistema senza rafforzare la propria presenza societaria”.
In conclusione, l’esponente della Lega lancia un monito alla politica regionale. Il rischio, secondo Pais, è che la Sardegna perda il potere regolatorio su un’infrastruttura vitale, diventando un “pagatore silenzioso” all’interno di un sistema guidato da logiche privatistiche. “Così com’è, questa fusione rischia di trasformarsi in un’operazione in cui il pubblico paga, ma decide meno. E questo, per un’isola come la nostra, non è un dettaglio: è un errore che non possiamo permetterci”.

















