Festa dell’Unità, il centrodestra: «Regole e trasparenza calpestate, pronti a ricorrere agli organi competenti»
L'opposizione chiarisce: «Nessun veto sul dibattito politico, ma la concessione dell'area portuale e la presenza dell'assessore-segretario in Giunta mostrano ombre».
«Nessuno di noi ha mai contestato la Festa dell’Unità e nessuno intende mettere in discussione le occasioni di confronto e di dibattito politico. Ben vengano, soprattutto quando sono occasioni di discussione seria e costruttiva. Il tema è un altro: il rispetto delle regole, la trasparenza delle procedure e l’imparzialità nell’utilizzo della cosa pubblica». Lo affermano Marco Tedde per Forza Italia, Raffaele Salvatore per l’UDC, Michele Pais per la Lega, Massimiliano Fadda per Prima Alghero e Giovanna Caria per i Riformatori Sardi, replicando alle dichiarazioni di esponenti del PD -evidentemente non informati- sulla vicenda delle aree portuali destinate alla Festa dell’Unità.
«Quando il centrodestra ha sollevato pubblicamente la questione – sottolineano – la Regione aveva già respinto, con un provvedimento del 29 luglio, la richiesta del PD per l’utilizzo delle aree portuali. Mentre il PD e l’Amministrazione avevano già iniziato a pubblicizzare l’evento. Successivamente, non è dato sapere attraverso quale percorso amministrativo e sulla base di quali nuovi presupposti, quella richiesta sarebbe stata invece accolta. È una domanda semplice e legittima: quali atti sono intervenuti tra il diniego e la successiva concessione? Quale procedimento è stato seguito? E perché una richiesta inizialmente respinta ha poi trovato accoglimento?». «Sono interrogativi ai quali il PD dovrebbe rispondere nel merito, anziché cercare di spostare il problema sul terreno della polemica politica».
C’è poi un secondo aspetto che, secondo i gruppi di centrodestra, merita particolare attenzione. «La Giunta comunale ha deliberato di sostenere l’iniziativa e di mettere a disposizione un’area pubblica. A quella seduta ha partecipato anche un assessore comunale che ricopre contemporaneamente il ruolo di segretario cittadino del PD, cioè del partito direttamente interessato all’iniziativa. Non siamo noi a dover stabilire in questa sede quali siano le conseguenze giuridiche di quella partecipazione. Ma è evidente che si pone un problema di opportunità, imparzialità e trasparenza, oltre alla necessità di verificare attentamente l’eventuale obbligo di astensione».
«È quantomeno singolare – proseguono – che chi riveste un ruolo di responsabilità politica e amministrativa all’interno del Comune partecipi alla decisione dell’organo collegiale chiamato a sostenere e favorire un’iniziativa organizzata dal partito di cui è, nello stesso momento, dirigente cittadino. Questo è il punto. Non contestiamo la Festa dell’Unità. Contestiamo l’idea che la cosa pubblica possa essere amministrata secondo logiche di parte. Se un bene pubblico viene concesso a un partito, devono essere chiare le regole, trasparenti i criteri e uguali le condizioni per tutti. Non possono esistere corsie preferenziali, né zone grigie».
«Quello che abbiamo definito il “metodo Cacciotto” – concludono Tedde, Salvatore, Pais, Fadda e Caria – è proprio questo: un modo obliquo di amministrare, nel quale troppo spesso i confini tra interesse pubblico e interesse politico sembrano diventare eccessivamente labili. Noi continueremo a fare ciò che spetta a una minoranza consiliare: controllare gli atti, chiedere chiarimenti e pretendere trasparenza». «Non saranno le dichiarazioni del PD a chiudere la questione. Saranno gli atti e le procedure a parlare. E, se necessario, saranno gli organismi competenti a verificare la legittimità dei procedimenti e delle decisioni assunte. La cosa pubblica appartiene a tutti i cittadini, non a una parte politica. E deve essere amministrata nel rigoroso rispetto delle regole».


















