Alghero, la battaglia di Maria: «Sono in sedia a rotelle e vivo prigioniera in una casa popolare su due piani»

La lettera giunta al nostro giornale: la giovane denuncia l'isolamento nella borgata di Sa Segada e l'assenza di servizi. «Per andare dal medico devo pagare le ambulanze private». Il grido d'aiuto al Comune per un cambio alloggio.

Una casa popolare sviluppata su due livelli per chi è costretto su una sedia a rotelle, in una borgata priva di servizi essenziali e con collegamenti pubblici quasi inesistenti. È la dura realtà quotidiana raccontata da Maria Dinato, 27 anni, in una toccante lettera inviata alla nostra redazione per accendere i riflettori sulla sua condizione e chiedere un intervento urgente alle istituzioni cittadine. Maria ha una disabilità riconosciuta al 100%. Risiede a Sa Segada insieme al padre e a due cagnoline. La sua situazione, già complessa, si è gravata ulteriormente tre anni fa con la scomparsa improvvisa della madre: un lutto che ha lasciato un vuoto incolmabile e reso difficilissima la gestione pratica ed emotiva delle giornate.

Dalla segnalazione inviata al nostro giornale emerge il quadro di una borgata lasciata a se stessa. «Dove vivo le parole cura e manutenzione sono sconosciute all’amministrazione», scrive la ventisettenne, segnalando criticità igienico-sanitarie legate alla mancata disinfestazione e all’incuria del verde pubblico.

Ma è il tema dei trasporti e della salute a pesare di più: «A causa dei miei gravi problemi di salute sono spesso ricoverata o costretta a visite frequenti. Per spostarmi devo pagare ambulanze private, anche solo per fare la spesa. I mezzi pubblici? Per raggiungere la fermata devo affrontare una strada pericolosa, priva di marciapiede. Più volte sono stata lasciata a piedi sotto il sole: il servizio urbano è da Terzo Mondo».

Il nodo centrale della denuncia riguarda l’inadeguatezza dell’abitazione assegnata. Trattandosi di una struttura su due piani, per Maria è impossibile muoversi in autonomia. Per questo motivo la giovane chiede un cambio alloggio urgente con un immobile accessibile, privo di barriere architettoniche e possibilmente più vicino ai presidi sanitari del centro città, dotato degli spazi necessari per la famiglia e per gli animali d’affezione.

Un passaggio che, rimarca la lettrice, porterebbe un doppio beneficio: liberare un’abitazione grande su due livelli che il Comune potrebbe riassegnare a una famiglia numerosa in graduatoria. «Abbiamo inviato numerose segnalazioni al Comune e al Sindaco», conclude Maria nel suo messaggio alla redazione. «Chiedo con il cuore un aiuto: spero davvero che qualcuno ascolti la mia richiesta».

22 Luglio 2026