Boom di denunce per i diritti negati ai disabili, Parkinson Alghero: «Subito più controlli e formazione nella PA»
Marco Balbina commenta il report Human Hall: nel 2025 raddoppiati i ricorsi su scuola e lavoro. «Inaccettabile che i cittadini debbano fare causa per avere tutele già previste dalle leggi».
Un quadro allarmante che fotografa un’Italia ancora sorda davanti alle necessità e ai diritti fondamentali dei cittadini più fragili. I dati emersi dalla terza edizione del rapporto “La giurisprudenza sui diritti delle persone con disabilità”, curato dall’Osservatorio giuridico permanente Human Hall dell’Università di Milano, rivelano un raddoppio delle denunce nel corso del 2025 per violazioni commesse sia dalla Pubblica Amministrazione sia da imprese private. Nel dettaglio, il contenzioso è schizzato dalle 802 cause del 2023 e le 1.109 del 2024 fino ai 2.019 procedimenti dello scorso anno, la quasi totalità dei quali (2.005) disciscussi davanti a magistrati italiani.
Sulla vicenda interviene con durezza Marco Balbina, presidente dell’Associazione Parkinson Alghero – ODV, che analizza la situazione nazionale ricollegandola anche a recenti e dolorosi casi di cronaca registrati a livello locale. Le vertenze legali spaziano dalle ostruzioni condominiali sull’abbattimento delle barriere architettoniche fino al mancato rispetto del collocamento mirato. Tuttavia, i picchi critici si registrano nei settori cardine dell’integrazione sociale: l’istruzione e l’impiego. Le denunce per il diritto allo studio negato sono salite dal 33% al 36%, mentre i contenziosi sul lavoro sono più che raddoppiati, balzando dal 9% al 20%.
«Questi fatti comportano che le persone con disabilità siano costrette a ricorrere ai tribunali per ottenere diritti che dovrebbero essere garantiti senza contenzioso — denuncia il presidente Marco Balbina —. Il grosso del contendere riguarda, soprattutto, lo studio e il lavoro. Problematiche che potrebbero ampliarsi nei prossimi anni quando andrà a regime l’attuazione dei decreti della legge delega 227 del 2021 in materia di disabilità, ovvero la legge n. 62/2024, che vanno in tutt’altra direzione e aprono prospettive innovative».
Balbina solleva poi un caso specifico emerso in città, emblematico delle storture burocratiche che gravano sui pazienti sardi: «In questi giorni è venuto alla ribalta il doloroso caso di un disabile nostro concittadino, il quale, dopo un delicato intervento chirurgico, è stato riconosciuto portatore di una invalidità civile per la quale l’INPS gli eroga la pensione prevista dalla legge, ottenendo anche il verbale per l’iscrizione alle categorie protette. Ciò significa che parliamo di una invalidità civile pari o superiore al 46% o una invalidità del lavoro superiore al 33%».
Il presidente di Parkinson Alghero ricorda come tale iscrizione, ai sensi della Legge 68/99, dia diritto ad accedere al collocamento mirato per beneficiare dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, orientamento, tirocini e avviamenti obbligatori presso aziende con più di 15 dipendenti. Prerogative che, tuttavia, si scontrano con la realtà censurata dall’Università di Milano: «Il rapporto della Human Hall ci riporta una situazione nel nostro paese molto lontana dagli standard previsti dalle stesse leggi in vigore — sottolinea Balbina —. Per invertire la rotta è necessario applicare in modo uniforme le norme esistenti, evitando che le persone debbano rivolgersi a un giudice per vedere riconosciuti diritti fondamentali».
Per uscire da questa emergenza civile e giudiziaria, Balbina sposa le linee guida indicate dagli esperti della materia e dalle istituzioni di riferimento, invocando un cambio di passo immediato nella gestione della macchina amministrativa: «Risulta non più procrastinabile investire sia nei controlli che nella formazione di dirigenti scolastici, enti locali e aziende sui diritti delle persone con disabilità — conclude il presidente della ODV —. È fondamentale introdurre procedure rapide di conciliazione e di tutela amministrativa, così da risolvere molte controversie in tempi brevi e senza l’obbligo di dover arrivare in tribunale».

















