Campi boe, Pais attacca: «Ordinanza utile ma il progetto resta illogico»
Il consigliere della Lega critica il sistema nell’Area Marina Protetta: «Limitazioni per i diportisti, nessun beneficio ambientale e spreco di risorse pubbliche»
«L’ordinanza n. 29 del 18 giugno 2026 emanata dalla Capitaneria di Porto di Alghero evita il peggio, ma non può modificare l’assoluta illogicità della scelta politica di campi boe inutili e dannosi, nati solo per spendere milioni di euro pubblici». Lo dichiara Michele Pais, consigliere comunale della Lega, tra i primi ad aver denunciato le criticità del progetto dei campi boe nell’Area Marina Protetta di Capo Caccia – Isola Piana.
«Prima di ogni considerazione politica e amministrativa è doveroso riconoscere il comportamento responsabile e meritorio dei Comandanti della Capitaneria di Porto Torres, Capitano di Fregata Mirko Orrù, di Alghero, Tenente di Vascello Gianluca De Luca e del Direttore Marittimo di Olbia, che hanno assunto una responsabilità tutt’altro che scontata consentendo la balneazione nei campi boe attraverso una specifica disciplina derogatoria».
L’ordinanza infatti qualifica i campi boe come aree ricreative nelle quali è consentita la balneazione a determinate condizioni. «Dobbiamo ringraziarli. Senza questa scelta sarebbe stato un autentico disastro, perché il regime ordinario avrebbe comportato limitazioni ancora più rigide. È una decisione di buon senso che attenua gli effetti di un progetto nato male».
Tuttavia, secondo Pais, il problema di fondo resta immutato. «L’ordinanza conferma infatti il divieto di ancoraggio libero all’interno dei campi boe e vieta espressamente l’ormeggio contemporaneo di più unità alla stessa boa. Una boa, una sola imbarcazione. Punto.»
«Questo significa che alcuni degli specchi acquei più frequentati della costa algherese vengono di fatto sottratti alla libera fruizione dei diportisti e riservati a sole 66 boe, a fronte di una realtà che conta circa 3.000 tra natanti e imbarcazioni. È evidente la sproporzione tra lo spazio disponibile e il reale utilizzo del mare da parte dei diportisti locali».
Per il consigliere della Lega emerge sempre più chiaramente l’inutilità del progetto. «Continuo a non vedere quale sia il beneficio ambientale concreto prodotto da questi campi boe. Si vieta l’ancoraggio in aree sabbiose prive di posidonia, frequentate prevalentemente da piccole imbarcazioni che non arrecano danni ai fondali, mentre si spendono risorse pubbliche per creare un sistema che limita l’accesso al mare senza produrre risultati ambientali apprezzabili. A volte amministrare significa avere il coraggio di riconoscere un errore».
Pais rilancia quindi la propria proposta. «Se davvero si vuole coniugare tutela ambientale e sviluppo economico bisogna guardare ai modelli che funzionano, come quelli della Costa Smeralda, con campi boe dedicati alla nautica di alta gamma e ai grandi yacht. È quello il segmento che genera occupazione qualificata, servizi, lavoro e ricchezza per il territorio. Ad Alghero invece si fa l’esatto contrario: si scoraggiano gli yacht e si penalizzano le piccole barche acquistate con i sacrifici di una vita».
Il consigliere evidenzia infine un ulteriore paradosso. «Una volta approvati disciplinare e ordinanza, quelle regole devono essere rispettate. Ma ciò significa anche esporre i diportisti a sanzioni che possono raggiungere importi molto elevati, superiori in alcuni casi ai 10.000 euro, e impegnare gli uomini della Guardia Costiera e delle altre forze di polizia marittima in controlli che si aggiungono alle ben più importanti attività di tutela della sicurezza della navigazione e della vita umana in mare».
Da qui la conclusione. «Se fossi il Sindaco non avrei dubbi: chiederei immediatamente di azzerare tutto e di ripartire da un progetto completamente diverso, condiviso con la città, con i diportisti e con gli operatori del settore. Un progetto realmente utile all’ambiente e capace di generare sviluppo economico. Ma per fare una scelta del genere serve coraggio. E il coraggio o lo si ha o non ce lo si può dare».
«Una certezza: questi campi boe non entreranno mai in attività grazie alla mobilitazione popolare, che non si ferma. Ma a questo punto si apre un tema assai insidioso legato al conclamato sperpero di risorse pubbliche e al danno erariale che ne deriva di cui chiederemo conto agli organi del Parco».














