Sanità sarda: bene di lusso

L'opinione di Uccio Piras

La nostra isola al primo posto per la rinuncia alle cure. La sanità pubblica attraversa una crisi senza precedenti, i comitati e le associazioni impegnati per il diritto alla salute la denunciano da molti anni: interi territori sono privati dell’assistenza di base, oltre 450.000 sardi sono senza il medico di medicina generale, le guardie mediche chiudono, il pronto soccorso e gli ospedali sono allo stremo, vengono tagliati i posti letto e smantellati i reparti; il personale sanitario è fortemente carente nelle strutture ospedaliere e territoriali. Siamo all’ultimo posto in Italia per i livelli essenziali di assistenza. Di qualche mese e più anche il dato del CNEL, un organo di rilievo costituzionale, che ci pone invece al primo posto come regione per la rinuncia dei cittadini alle cure, un dato drammatico: quasi il 15%!!

Le gravi carenze delle cure primarie nel centro Sardegna e nelle zone periferiche, marginali e mal collegate, e le eterne liste d’attesa per effettuare visite specialistiche, si ripercuotono con effetto domino negativo su tutta la catena del servizio sanitario pubblico isolano. Questo ha portato anche all’aumento della migrazione sanitaria. E chi ha la peggio sono i cittadini più deboli e fragili, senza supporto familiare e/o risorse economiche. Curarsi oggi è diventato un lusso: chi se lo può permettere ricorre a prestazioni a pagamento, oppure rinuncia e si lascia andare. Le condizioni di lavoro del personale sanitario, poi peggiorano continuamente, molte professionalità fuggono dalla Sardegna o scelgono la sanità privata.

Fa riflettere, infatti, un dato riscontrato nell’isola che riguarda il numero di medici che lavorano nelle strutture sanitarie in rapporto a 1000 abitanti, abbiamo la percentuale più alta rispetto alla media italiana: 3,10, la media nazionale è di 2,80! Se poi aggiungiamo, oltre alla fuga nei medici dal SSP, anche l’aspetto che riguarda la distribuzione del personale, suddiviso in modo iniquo nelle diverse aree della Sardegna, questo va ad incidere ulteriormente in quei piccoli paesi che si trovano in zone disagiate e mal collegate, che risultano gravemente penalizzati. Non possiamo accettare un sistema che abbandona i più deboli e privilegia il profitto rispetto al benessere della comunità.

Il servizio sanitario pubblico non è solo un diritto garantito dalla nostra costituzione, ma è anche un pilastro fondamentale per il benessere e la coesione della società. Oggi più che mai, abbiamo bisogno di essere uniti: cittadini, associazioni, comitati, amministratori e istituzioni, per affrontare e superare insieme questa difficile situazione. Ma sia chiaro, la situazione attuale che stiamo vivendo è il frutto di un sistema sanitario malato da anni. Assistiamo da decenni ad un progressivo smantellamento della sanità pubblica, che di fatto mette in discussione i principi portanti dell’articolo 32 della costituzione della legge 833 che (questo è importante!!) istituì la riforma sanitaria pubblica.

Insomma, oggi i dati ci dicono che la salute in Sardegna è un diritto non garantito a tantissimi cittadini. La cosa più preoccupante è che, nonostante l’ingente investimento regionale nel servizio sanitario (oltre 4 miliardi di euro) non si riesca a dare risposte adeguate a bisogni e cure per i cittadini. Se oggi non abbiamo toccato il fondo, visto che sappiamo che attualmente molti medici stanno andando in pensione, per quanto dovremo ancora patire, se non si riuscirà a risolvere almeno una parte del problema?? Occhio: nella sanità mancano i medici emergenza ambulanze, dovrebbero essere 144 ma sono solo in 74, ma ci sono molte sedi vacanti (interi territori scoperti!). Ad Maiora

Uccio Piras

30 Marzo 2026