Tensione al Porto di Alghero: ricorso al TAR contro il Parco, FdI chiede l’intervento del Comune

«Anziché dialogare con chi fa impresa si usano spauracchi e burocrazia: servono buon senso e rispetto per il lavoro».

«Il ricorso al TAR presentato dal Consorzio Commerciale del Porto contro il Disciplinare 2026 dell’Area Marina Protetta è l’ennesimo risultato del “metodo Cacciotto”: regole calate dall’alto, scarsa condivisione e imprese costrette a difendersi davanti ai giudici». Alessandro Cocco, capogruppo di Fratelli d’Italia Alghero, interviene sullo scontro tra operatori e Parco di Porto Conte – AMP Capo Caccia-Isola Piana.

«Il sindaco Cacciotto, l’assessore all’Ambiente Raniero Selva e l’assessore alle Attività produttive Ornella Piras dicano subito se condividono il Disciplinare e il comportamento del Parco. Il CdA è espressione politica della maggioranza che governa Alghero: è impensabile che scelte così delicate non corrispondano a una linea politica condivisa da Porta Terra».

«Chiediamo l’immediata convocazione della commissione competente per audire Consorzio, operatori, Parco e Amministrazione. Avevamo chiesto di dialogare con il comparto già lo scorso novembre, quando ci era stato assicurato che il Disciplinare sarebbe stato riscritto in accordo con gli operatori. Questo è però il risultato».

Per Cocco «Il Disciplinare 2026 costruisce un sistema di burocrazia pesante, con numeri chiusi e immancabili tariffe costose, che vincolano artificialmente il comparto, limitandone la crescita». Poi il paradosso: «le aziende locali vengono caricate di limiti e costi, mentre chi noleggia fuori dal porto di Alghero può accedere e sostare secondo le normali regole della navigazione. Così si penalizza chi lavora nel territorio. A dimostrazione che la scelta non ha nulla a che fare con la tutela ambientale».

«Ancora più grave è la comunicazione inviata dal Parco agli operatori, con cui si prospetta lo scenario della revoca delle autorizzazioni e della sospensione delle attività in caso di accoglimento del ricorso. Sarà il TAR Sardegna, non il Parco, a stabilire eventuali effetti. Usare lo spauracchio del blocco per generare pressione sul comparto è un metodo inaccettabile per un ente pubblico».

«È lo stesso schema già visto con i pescatori e con gli operatori del suolo pubblico: invece di costruire regole con chi vive il mare e fa impresa, si approvano atti contestati e poi si scaricano tensioni sugli operatori. Alghero ha bisogno di tutela ambientale, ma anche di buon senso, lavoro e rispetto per le imprese».

24 Luglio 2026