Sulky Rock, a Sant’Antioco arrivano DITZ e Mogwai. E l’Arena Fenicia trema
Tra la furia dei DITZ e i suoni monumentali dei Mogwai, la prima serata del festival trasforma l'Arena Fenicia nel cuore del rock internazionale in Sardegna.
Qui a Sant’Antioco un tempo c’erano i Fenici, che fondarono Sulky, città ritenuta la più antica della Sardegna. Martedì 18 agosto, invece, sono arrivate 5 band: 3 italiane e due formate da 5 ragazzi da Brighton da Glasgow. E per qualche ora l’Arena Fenicia di Sant’Antioco è diventata uno dei posti più rumorosi – e interessanti – della Sardegna.
La prima serata del Sulky Rock 2026, aperta da Ilienses, Gentylesky e Sick Tamburo, ha portato sull’isola per la prima volta DITZ e Mogwai. E diciamolo subito: i DITZ sono stati impressionanti. Definirli post-punk serve giusto per compilare la casella “genere musicale”. Dentro il loro suono c’è molto altro: noise rock, hardcore, groove, improvvise accelerazioni quasi metal e una sezione ritmica gigantesca, capace di trasformare ogni pezzo in qualcosa di tremendamente fisico.
Poi c’è Cal Francis, frontman che evidentemente considera il palco soltanto un suggerimento geografico. Ha rapito l’intera Arena, cantando in mezzo al pubblico e trascinando il live a suo piacimento. A un certo punto ha deciso che nemmeno il suolo era più necessario e si è arrampicato su una delle colonne della struttura, fino a circa cinque metri d’altezza. E ha cantato da lassù. Sotto, la band ha continuato a martellare come se fosse la cosa più normale del mondo. È uno di quei live in cui dopo qualche minuto smetti di chiederti che genere stai ascoltando e inizi semplicemente a subirne – felicemente – l’impatto.
Poi sono arrivati i Mogwai, ed è cambiato tutto. Non l’intensità, ma il modo di costruirla. Se i DITZ sembravano voler demolire il palco dall’interno, gli scozzesi hanno costruito lentamente qualcosa di enorme sopra l’Arena Fenicia. I loro riff erano granitici, stratificati, monumentali. Il suono cresceva, arretrava e poi ritornava addosso al pubblico, come una enorme parete. Non servono molte altre parole: trent’anni di carriera hanno trasformato i Mogwai in una macchina sonora dalla precisione impressionante.
Cinque quattro musicisti quasi immobili capaci di produrre qualcosa che, invece, sembrava muoversi e adagiarsi ovunque: il loro sound ha avvolto tutti, portando il pubblico in un viaggio che solo la loro musica può spiegare. In un luogo che porta nel nome la memoria di un popolo arrivato dal Mediterraneo migliaia di anni fa, per una notte Sant’Antioco è stata conquistata da una piccola invasione britannica.
Prima Brighton, con la furia dei DITZ. Poi Glasgow, con i monoliti sonori dei Mogwai. Il resto lo ha fatto un’Arena Fenicia perfetta per questo tipo di concerto, un impianto capace di restituire tutta quella violenza sonora con grande qualità e un’organizzazione che dimostra una cosa importante: anche in Sardegna si possono costruire appuntamenti rock internazionali di questo livello.
Per questo al Sulky Rock e a chi lo organizza va riconosciuto un merito non piccolo: aver portato qui band che normalmente si possono vedere solo prendendo come minimo un aereo, quando va male anche due. Martedì sera, per fortuna, è bastato arrivare a Sant’Antioco e mettersi sotto il palco. La prima data del Sulky rock ci ha regalato un concerto da ricordare. Ora, spazio alla seconda, sabato 29 agosto, con i The Kooks, Tre Allegri Ragazzi Morti, Sikitikis, Purple Drip e Riflesso.
















