Sport, Salaris: «Serve un fronte comune per la Sardegna, l’insularità non può diventare una penalizzazione»

La vicenda della Catalana Baseball riaccende il tema delle difficoltà legate alle trasferte delle società isolane. Il consigliere regionale dei Riformatori chiede una posizione condivisa della politica sarda e l’applicazione concreta del principio di insularità anche nello sport.

«La vicenda della Catalana Baseball non riguarda soltanto una società sportiva e una controversia con la propria Federazione». A dirlo è Aldo Salaris, consigliere regionale dei Riformatori, che interviene sul caso dopo le parole che, secondo quanto denunciato dal presidente regionale FIBS Totoni Sanna, sarebbero state pronunciate da un esponente della Federazione nazionale durante una riunione del Consiglio federale: «Purtroppo all’Italia sono state annesse la Sicilia e la Sardegna».

«Sono parole gravissime», sottolinea Salaris, secondo il quale, se confermate, l’affermazione «offende la Sardegna e i sardi» e non può essere derubricata «a una semplice battuta».

«La Sardegna va rispettata e tutelata, ogni volta che viene messa in discussione la sua dignità e quella delle sue comunità», prosegue il consigliere regionale. «Pensare alla Sardegna come a un problema logistico da gestire è una cultura che dobbiamo respingere con forza. La Sardegna non è un’eccezione da sopportare, è parte del Paese e ha diritto a condizioni che garantiscano realmente pari opportunità».

Per Salaris, la vicenda della Catalana deve diventare anche l’occasione per aprire una riflessione più ampia sull’insularità e sulle sue conseguenze nel mondo dello sport. «L’insularità è una condizione permanente della Sardegna e deve essere affrontata con strumenti permanenti, anche nel mondo dello sport», afferma.

«Quanto accaduto alla Catalana non riguarda soltanto una singola società, ma coinvolge tutte le squadre sarde che ogni settimana devono affrontare trasferte, costi e difficoltà logistiche che le società del resto della penisola non conoscono allo stesso modo», osserva Salaris. Una questione che, secondo il consigliere regionale, «investe l’intero movimento sportivo sardo».

L’obiettivo, aggiunge, deve essere quello di «garantire che una ragazza o un ragazzo sardo possa competere, viaggiare e praticare sport senza che vivere su un’isola rappresenti, ancora una volta, uno svantaggio».

Salaris richiama quindi il caso specifico della Catalana Baseball: «Se la Catalana Baseball si è trovata nell’impossibilità di affrontare una trasferta e da quella situazione sono poi derivate conseguenze che hanno finito per compromettere la propria attività agonistica, allora dobbiamo fermarci a riflettere».

«Non si può pretendere di applicare lo stesso metro a territori che partono da condizioni oggettivamente diverse», aggiunge. «La distanza geografica non può diventare una barriera per chi vuole semplicemente fare sport e competere».

Da qui l’appello a una posizione condivisa della politica sarda: «Su questo chiediamo a tutte le forze politiche sarde di fare fronte comune». Per Salaris, «l’insularità deve diventare un criterio permanente con cui valutare le decisioni che riguardano la Sardegna».

«Vale per i trasporti, vale per l’economia, vale per i servizi e vale anche per lo sport», ribadisce il consigliere regionale dei Riformatori.

La vicenda della Catalana, conclude Salaris, «ci ricorda, ancora una volta, che pari regole non significano necessariamente pari opportunità quando le condizioni di partenza sono diverse». E proprio per questo, conclude, «il principio di insularità deve trovare applicazione concreta, ogni giorno».

2 Settembre 2026