Mangiare noci ed arachidi allunga la vita

Noci, nocciole, arachidi, anacardi, pistacchi, mandorle: di frutta secca ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati, per coloro i quali amano il pizzico sulla lingua del salato o per quanti non disdegnano un po’ di amaro in bocca. Da sempre si dice anche che la frutta secca “fa bene” e anche molto: le virtù che si troverebbero in questi piccolissimi gioielli con il guscio sono state esplorate anche da studi scientifici appositi che, già in passato, hanno consentito di stabilire un’associazione tra il consumo di questi e un rischio minore di sviluppare patologie, alcune delle quali mortali. Insomma, i tempi moderni hanno dato ragione a quanti per secoli hanno visto in noci, mandorle e pistacchi un vero e proprio toccasana, e non solo gli ingredienti fondamentali per i dolci più buoni delle cucine tradizionali di mezzo mondo.

È noto come la frutta secca venga caldamente raccomandata nelle diete finalizzate alla riduzione del colesterolo nel sangue; inoltre tale alimento avrebbe benefici effetti contrastando stress ossidativo e infiammazione, combattendo lo sviluppo di tessuto adiposo viscerale e di insulino-resistenza, fornendo un aiuto contro l’iperglicemia. Di conseguenza queste proprietà erano state messe in relazione con una frequenza più bassa di malattie cardiache, diabete mellito di tipo 2, calcoli biliari e addirittura cancro al colon. In generale, quindi, la possibilità di allungamento medio della vita dei consumatori abituali di frutta secca era stata già indirettamente verificata: quel che mancava, però, era uno studio che calcolasse l’incidenza sull’intera popolazione di tale eventuale riduzione del tasso di mortalità, magari attraverso l’analisi di un vasto gruppo di individui, in grado di fornire un campione di riferimento valido.

 

Per questa ragione una nuova ricerca ha scelto di sfruttare i dati raccolti in quasi trent’anni da due grandi studi Follow-up: 76.464 donne, infermiere residenti in undici Stati USA e 42.498 uomini, professionisti, provenienti dall’intero territorio statunitense; le prime, seguite nell’ambito del Nurses’ Health Study (NHS), sono state arruolate dal 1980 al 2010, i secondi hanno iniziato a far parte della coorte nel 1986 e fino al 2010, nell’ambito dell’Health Professionals Follow-up Study (HPFS). Compito dei volontari era rispondere a questionari che venivano inviati ogni due anni, rilasciando informazioni sulle proprie condizioni mediche e sullo stile di vita. Dal campione sono stati esclusi i soggetti che avevano una storia clinica che comprendesse tumori, disturbi cardiaci o ictus e, naturalmente, tutti quelli che non avevano fornito informazioni in merito al consumo di frutta secca; i risultati del lungo lavoro, il più vasto mai realizzato sul tema, sono stati resi noti in un articolo pubblicato dal New England Journal of Medicine.

In sintesi dallo studio sarebbe emerso come nei consumatori abituali di noci, nocciole, mandorle o arachidi si sarebbe riscontrato un tasso di mortalità più basso, e non solo: maggiore era la quantità di frutta secca mangiata, infatti, e più alta era la percentuale di riduzione del rischio. Si partiva da un 11% in meno per chi ne mangiava una porzione a settimana (pari a circa 30 grammi, ossia un pacchetto di arachidi monoporzione), passando per il 13% per un consumo dalle due alle quattro volte settimanali, 15% per cinque/sei volte, fino al 20% per coloro i quali ne mangiano quotidianamente. L’aspetto interessante, e che meriterà successivi approfondimenti, è che lo studio non ha individuato una specifica qualità di frutta secca ma tutte quelle coinvolte nelle indagini sono state associate collettivamente agli effetti positivi sull’organismo dei partecipanti.

La difficoltà di ricerche del genere risiede nell’esclusione di altri fattori che influiscono parimenti sulle condizioni di salute degli esseri umani: per intenderci, è apparso in più punti come i mangiatori di frutta secca avessero in media uno stile di vita più sano che significa minore incidenza di fumatori o di persone sovrappeso. Quindi è assai probabile che i mangiatori abituali di frutta secca siano anche, almeno in linea generale, individui più inclini ad alimentarsi in una maniere equilibrata e corretta: ma non sarà questo a dissuaderci dall’idea che pistacchi e mandorle abbiano proprietà quasi “magiche”. E, del resto, la scienza lo dice già da tempo.

Tratto da www.fanpage.it ©

30 Novembre 2013