“L’identità si chiama Sardegna”: il viaggio indimenticabile nel cuore dell’Anglona
Dall'arte dell'intreccio ai sapori dei culurgiones: così i piccoli paesi costruiscono una destinazione turistica di qualità mondiale.
Parlare di turismo lento e detox in Sardegna non è più un discorso per tecnici del marketing turistico. Oggi la Sardegna, nonostante il tasto dolente dei trasporti, conquista una fetta di mercato turistico straniero che ama pensare alla Sardegna come un’isola felice, dove il tempo si ferma, e i suoi tesori si possono ammirare, gustare, bere.
Parliamo dell’Anglona, una terra di cerniera tra il Coros e la Gallura, dove si incontrano dialetti, culture, tradizioni, usanze. E dove i piccoli paesi, vicini tra loro anche di pochi chilometri, costruiscono una destinazione turistica grazie ad un connubio sempre più forte tra istituzioni e stakeholders, capaci di raccontare il territorio attraverso un offerta turistica, da un punto di vista qualitativo, sempre più competitiva.
E allora troviamo tour enologici, enogastronomici, culturali, pacchetti organizzati con tanto di transfer nei luoghi sacri come il Pozzo Sacro di Perfugas, mentre a pochi chilometri un’azienda enologica ti aspetta per un tuffo in piscina con degustazioni tipiche e brindisi in cantina. Ce ne sono diverse, fare i nomi sarebbe lunghissima. È un viaggio nella Sardegna più autentica, che ha letteralmente conquistato una fetta importante di turisti non certo squattrinati che sanno quanto la nostra blue zone sia apprezzata in tutto il mondo.
E allora perché non regalare ai nostri estimatori un viaggio indimenticabile, dove possono imparare l’arte antica dell’intreccio, osservare come nascono le nostre paste ripiene, come i culurgiones, capire meglio come nasce una fattoria didattica e il nostro rapporto con gli animali. E a completare questa immersione, ci sono le feste identitarie, i costumi, il nostro folk, le tradizioni e gli appuntamenti di comunità che oggi si aprono al mondo. Non è strano vedere sfilare gruppi folk che arrivano dal Venezuela piuttosto che dalla Spagna, accanto ai nostri. E questa identità si chiama Sardegna.
Che nel suo interno offre eccellenze e accoglienza a cui forse non siamo nemmeno più abituati noi sardi. Cosa significa per il turismo? Che oggi la Sardegna è amata non solo per le spiagge da favola. Quelle non ce le toglie nessuno. Ci sono luoghi impagabili, che sono meglio di una terapia. Ci sono aziende agrituristiche, tirate su da giovani imprenditori e imprenditrici che hanno ricostruito il vecchio casale di famiglia e lo hanno trasformato in un luogo di memorie, dove comfort e servizi non mancano, dove tutto ciò che si tocca e si gusta è fatto a regola d’arte da mani sapienti ed esperte.
C’è un’attenzione e una cura per il turista che non trova paragoni. Ed è una sfida, perché la Sardegna è fortemente penalizzata dai trasporti, e dalle arterie viarie che non sono proprio confortevoli. Spesso trovare i voli se non li si prenota per tempo è impossibile, o se li si trova, non sono proprio abbordabili per tutti. Come in questo periodo, da Olbia a Cagliari in macchina, o da Alghero a Cagliari, è una via crucis. Cantieri che rallentano, deviazioni che allungano i percorsi. Insomma, su questo fronte dobbiamo certamente migliorare.
Una cosa è certa: siamo ancora una delle mete più desiderate e oggi questa realtà si misura anche nei luoghi dell’entroterra. E l’Anglona è uno dei territori più vissuti e più ricercati dai turisti stranieri.
















