L’enigma del rapinatore mascherato: spunta l’ipotesi di un complice
Le differenze fisiche notate dai testimoni tra il colpo da Trony e le precedenti incursioni aprono nuovi scenari: si cerca una banda coordinata che usa lo stesso travestimento per confondere le indagini.
Non più un lupo solitario, ma forse un duo coordinato che agisce sotto la stessa copertura. È l’ipotesi che sta prendendo quota nelle ultime ore tra gli inquirenti e gli operatori economici della Riviera del Corallo, scossi da una sequenza di assalti che sembra ricalcare un copione studiato nei minimi dettagli. A far scattare il sospetto che dietro la maschera – diventata ormai un macabro marchio di fabbrica per i colpi messi a segno in città – non si celi un’unica persona, sono le discrepanze fisiche emerse dai racconti dei testimoni. Nel recente blitz tentato presso il punto vendita Trony, il malvivente in tuta sportiva è stato descritto come sensibilmente più alto rispetto al soggetto che, con modalità analoghe, aveva colpito un supermercato locale solo pochi giorni prima.
Le immagini registrate dai sistemi di sicurezza sono ora al setaccio delle forze dell’ordine. Sebbene la distorsione delle lenti e l’angolazione delle telecamere possano trarre in inganno, la diversa stazza e le differenti movenze dei rapinatori suggeriscono la presenza di almeno due figure distinte. La frequenza ravvicinata degli episodi e la spregiudicatezza nel colpire obiettivi differenti in breve tempo rafforzano l’idea di una “batteria” organizzata piuttosto che di un unico rapinatore seriale. Gli investigatori, ormai a un passo dalla chiusura del cerchio, stanno incrociando i frame delle videosorveglianze cittadine per mappare i percorsi di fuga e confermare l’eventuale presenza di un palo o di un secondo uomo pronto a scambiarsi il ruolo con il complice.














