Disciplinare 2026, Forza Italia: «Le modifiche del Ministero confermano le nostre ragioni»
Gli esponenti azzurri ribadiscono che il Tar non si è espresso nel merito e chiedono una revisione delle norme ritenute troppo restrittive per gli operatori dell’Area Marina Protetta.
«Sorprendono le dichiarazioni del presidente del Parco di Porto Conte, rese a margine dell’udienza davanti al TAR fissata per la eventuale sospensione dell’efficacia del Disciplinare. È bene ristabilire la verità dei fatti: il Tribunale Amministrativo Regionale non ha espresso alcun giudizio sulla legittimità del Disciplinare 2026 e non ha affermato che il percorso seguito dall’Ente è corretto. Il TAR si è limitato a rinviare la decisione all’udienza di merito, senza assumere alcuna pronuncia sfavorevole o favorevole al Parco». Lo dichiarano i consiglieri comunali di Forza Italia Marco Tedde, Antonello Peru, Lina Bardino e Nina Ansini.
«È quindi improprio trasformare un semplice rinvio processuale in una presunta promozione del Disciplinare. Sarà il giudice amministrativo, e soltanto il giudice amministrativo, a stabilire se le scelte compiute dall’Ente siano conformi alla legge.»
Secondo gli esponenti azzurri, il vero dato politico emerso nelle ultime settimane è invece un altro.
«Il Ministero dell’Ambiente il 24 luglio ha autorizzato due modifiche al Disciplinare, recependo osservazioni avanzate dagli operatori del settore. Le modifiche dimostrano che il Disciplinare non era affatto perfetto. Se oggi si interviene per correggere disposizioni che fino a poche settimane fa venivano difese come intoccabili, significa che le critiche avanzate dalle imprese e da Forza Italia erano fondate. Ma ciò che più rileva è che espressamente il MASE ha bocciato le altre modifiche proposte dal Parco in modo lapidario perchè “non adeguatamente motivate e documentate”. »
«Noi avevamo denunciato sin dal mese di giugno un impianto regolatorio eccessivamente burocratico e vessatorio, più orientato a imporre vincoli, contingentamenti, autorizzazioni e nuovi oneri economici che a perseguire, con criteri scientificamente dimostrati, la tutela dell’ecosistema marino. Continuiamo a ritenere che molte limitazioni incidano pesantemente sulle attività economiche senza che emergano con sufficiente chiarezza le motivazioni tecnico-scientifiche che le giustificano.»
I consiglieri di Forza Italia ribadiscono inoltre che il decreto ministeriale istitutivo dell’Area Marina Protetta del 2002 impone non soltanto la tutela ambientale, ma anche la salvaguardia e la valorizzazione delle attività tradizionali locali compatibili con essa.
«Quel principio deve trovare concreta attuazione. Chi gestisce l’Area Marina Protetta ha il dovere di proteggere la Posidonia oceanica e gli habitat marini, ma anche di accompagnare e valorizzare le imprese che da decenni operano responsabilmente nel nostro mare. Gli operatori non possono essere considerati un problema: sono i primi alleati della tutela ambientale.»
Tedde, Peru, Bardino e Ansini ricordano che dietro il Disciplinare vi sono ricadute economiche rilevanti. «Parliamo di decine di imprese del comparto nautico e di tanti lavoratori ai quali si aggiungono le rispettive famiglie. Dietro ogni autorizzazione, ogni contingentamento e ogni nuova prescrizione non ci sono numeri astratti, ma attività economiche, investimenti e posti di lavoro che meritano rispetto e certezze.»
Gli esponenti azzurri sottolineano inoltre che resta irrisolta una questione di fondo.
«Continua a mancare il Regolamento generale dell’Area Marina Protetta, che dovrebbe costituire il quadro normativo di riferimento. Si continua invece a operare attraverso un Disciplinare che viene corretto in corso d’opera, confermando che il sistema necessita ancora di una profonda revisione.»
«Continuiamo a chiedere una revisione complessiva del Disciplinare, eliminando le disposizioni inutilmente vessatorie, i contingentamenti non adeguatamente giustificati, gli oneri economici sproporzionati e tutte quelle limitazioni che non trovano una rigorosa motivazione ambientale e che sono oggetto del ricorso al TAR degli operatori. La tutela del mare e della Posidonia è un obiettivo che condividiamo pienamente, ma deve essere perseguito attraverso regole equilibrate, scientificamente fondate, rispettose del decreto istitutivo dell’Area Marina Protetta e capaci di coniugare la conservazione dell’ambiente con il lavoro e lo sviluppo sostenibile del territorio.»
















