Carte di identità, marcia indietro del Governo. Daga: “I Comuni non sono il paraurti delle inefficienze dello Stato”
L'assessore al Bilancio attacca la gestione della scadenza agostana: "Cittadini costretti a file all'alba e ferie perse per un obbligo cancellato all'ultimo minuto"
Alla fine, la tanto temuta scadenza del 3 agosto 2026 per le vecchie carte d’identità cartacee è stata congelata. Il Consiglio dei Ministri ha operato un netto dietrofront, stabilendo che i vecchi documenti cartacei resteranno validi fino alla loro scadenza naturale. Una boccata d’ossigeno per milioni di italiani e per le amministrazioni comunali, da mesi al collasso, ma che lascia dietro di sé un’ondata di polemiche e una scia di disagi difficili da smaltire.
A farsi portavoce del malumore di molti amministratori locali è l’assessore al Bilancio e alla Programmazione del Comune di Alghero, Enrico Daga, che in un duro sfogo affidato ai canali social non ha usato giri di parole per stigmatizzare la gestione della vicenda da parte del Governo nazionale.
«Migliaia di ore perse dai cittadini. Migliaia di ore sottratte ai Comuni, alla fine il Governo fa marcia indietro», esordisce Daga, fotografando la situazione di pressione straordinaria vissuta anche ad Alghero. Nelle ultime settimane, gli uffici anagrafe di tutta Italia, compreso quello algherese, sono stati presi d’assalto da pensionati, lavoratori e famiglie costretti a code interminabili all’alba, permessi di lavoro e attese sotto il sole per sostituire un documento cartaceo che, in molti casi, riportava ancora una validità teorica di diversi anni.
«Anche ad Alghero abbiamo vissuto settimane di pressione straordinaria sugli uffici comunali – spiega l’assessore – con operatori e dipendenti costretti a gestire una situazione generata da una normativa nazionale confusa e mal pianificata». Il dietrofront dell’esecutivo rappresenta un implicito riconoscimento dell’errore: «Oggi il Governo riconosce ciò che molti amministratori locali, sindaci e operatori sostenevano da tempo, ossia che quella scadenza avrebbe prodotto un disagio enorme e una corsa agli sportelli difficilmente sostenibile».
Se da un lato l’esponente della giunta algherese esprime soddisfazione per il trionfo del buon senso («Certo, meglio tardi che mai»), dall’altro, nella sua veste di dirigente del Partito Democratico, solleva pesanti interrogativi politici sulla gestione della macchina pubblica. «Chi restituirà il tempo perso ai cittadini che hanno fatto la fila all’alba? Chi restituirà le ore di lavoro sottratte agli uffici comunali o le giornate di ferie utilizzate per adempiere a un obbligo che oggi viene sostanzialmente ridimensionato?», si domanda Daga. Per l’assessore si tratta dell’ennesimo esempio di una politica nazionale che «annuncia, impone, scarica le conseguenze sui territori e poi corregge la rotta soltanto quando il problema è ormai esploso».
«I Comuni non sono il paraurti delle inefficienze dello Stato. Dietro ogni sportello ci sono lavoratori pubblici che fanno il massimo con risorse limitate. Dietro ogni fila c’è un cittadino che merita rispetto. E governare significa soprattutto questo: evitare problemi inutili alle persone, non crearli per poi annunciare di averli risolti» conclude Daga.














