Campo Boe, il Comitato: “Il TAR non ha confermato nulla. Ora serve dialogo e una soluzione condivisa”
I rappresentanti del movimento chiedono di fermare la configurazione attuale e rilanciano la via del dialogo: «La sentenza di merito arriverà solo a gennaio, ora si trovi un'intesa per salvare l'ambiente e l'economia locale»
Nessun «semaforo verde» dal Tribunale Amministrativo e nessuna promozione del progetto: sulla vicenda dei campi di ormeggio nel Parco di Porto Conte la partita giudiziaria resta del tutto aperta. A fare chiarezza dopo le ultime dichiarazioni dell’Ente Parco è il Comitato “Stop Campo Boe”, che interviene per riposizionare i fatti sui giusti binari ed evitare letture considerate fuorvianti.
Il Giudice Amministrativo, spiegano dal Comitato, non ha espresso alcuna sentenza di merito sulla legittimità o sulla bontà del progetto dei campi boe. I giudici si sono infatti limitati a rinviare la discussione delle istanze all’udienza fissata per il prossimo 20 gennaio. Una decisione tecnica che lascia inalterati i dubbi ed eguagliate le posizioni delle parti, senza spostare gli equilibri della disputa legale.
Di fronte a questo quadro, i rappresentanti del movimento invitano a mettere da parte i trionfalismi per concentrare ogni energia sulla ricerca di un’intesa concreta, capace di contemperare le esigenze della tutela ambientale con quelle del tessuto socio-economico locale.
Per superare le criticità dell’attuale stagione, la proposta avanzata al tavolo con le istituzioni è quella di una sospensione temporanea della presente configurazione dei gavitelli. Una pausa strategica che consentirebbe di ridisegnare e rimodulare il progetto in maniera condivisa, evitando strappi e garantendo al contempo la salvaguardia dei fondali, la sicurezza della navigazione e la piena fruibilità del mare per la diportistica e gli operatori del settore, vero e proprio polmone economico della città.
I segnali di apertura registrati nelle ultime settimane mostrano che la via della concertazione è praticabile. Abbandonando contrapposizioni ideologiche e prove di forza, conclude il Comitato, si potrà raggiungere un sintesi equilibrata in cui la protezione dell’ecosistema marino e il diritto di vivere il mare non siano più concetti antagonistici, ma facce della stessa medaglia.
















