Alghero, appiccò il fuoco a una palma: condannato 58enne
Il tribunale di Sassari infligge un anno e dieci mesi al responsabile del rogo che nel 2024 rischiò di far esplodere un'officina in pieno centro.
Si chiude con una condanna a un anno e dieci mesi (pena sospesa) la vicenda giudiziaria legata al rogo che, nel 2024, aveva seminato il panico nel cuore della Riviera del Corallo. Il Gup del Tribunale di Sassari ha emesso la sentenza al termine del rito abbreviato nei confronti di un uomo di 58 anni, ritenuto responsabile di aver incendiato una pianta alta otto metri in pieno centro abitato.
L’episodio, avvenuto mentre l’imputato si trovava in stato di alterazione alcolica, aveva rischiato di trasformarsi in una tragedia. Le fiamme, propagatesi rapidamente, avevano minacciato da vicino una struttura turistica e, soprattutto, una vicina officina meccanica. Solo il tempestivo intervento dei soccorsi aveva evitato che il calore raggiungesse alcune bombole di gas stoccate nel locale, scongiurando un potenziale disastro esplosivo.
Davanti agli inquirenti, l’uomo aveva fornito giustificazioni confuse e contraddittorie: in un primo momento aveva sostenuto che la palma ostacolasse la visuale della carreggiata, per poi dichiarare di aver agito per “ripulire” l’area dal degrado. A incastrarlo, oltre alla successiva ammissione di colpa e alla consegna spontanea dell’accendino usato per innescare la scintilla, erano state le testimonianze di alcuni passanti che lo avevano notato nascondersi tra la vegetazione poco prima del divampare del rogo.
Durante il processo, la difesa ha puntato l’attenzione sul profondo malessere sociale e personale in cui versa l’uomo, già noto in città per precedenti episodi di vandalismo, come il danneggiamento di pneumatici e il lancio di sassi contro veicoli parcheggiati. Nonostante un quadro clinico complesso e comportamenti spesso al limite, le perizie hanno confermato la piena capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti.
La decisione del giudice si è rivelata leggermente più mite rispetto alle richieste della Procura: il pubblico ministero aveva infatti sollecitato una reclusione di due anni e quattro mesi.

















