Eolico e rischio espropri, Langella: «Transizione calata dall’alto che devasta territori e identità»

L'esponente politico affonda il colpo sui meccanismi autorizzativi degli impianti rinnovabili: «I proprietari rischiano di scoprire i progetti a cose fatte. Non si possono sacrificare agricoltura e paesaggio sull'altare del profitto privato».

La Sardegna rischia di trasformarsi in una piattaforma energetica ad uso e consumo dei grandi gruppi industriali, a scapito delle comunità locali e dei proprietari terrieri. È il monito lanciato da Gianfranco Langella, che mette nel mirino i meccanismi normativi che consentono alle società private di presentare progetti per mega-impianti eolici anche su terreni di cui non sono proprietarie, spianando la strada a possibili espropri e servitù coattive per pale, elettrodotti e viabilità di cantiere.

«Un modello siffatto non è vera sostenibilità, ma una semplice imposizione», denuncia Langella, sottolineando le falle di un sistema che rischia di spiazzare le aziende agricole e i singoli cittadini. «Chi lavora la propria terra da generazioni può trovarsi catapultato in un iter procedurale già avviato a sua insaputa, scoprendo il destino della propria proprietà solo a giochi fatti. Non basta un formale indennizzo economico a ripagare la perdita di un patrimonio fatto di storia, sacrifici e valore identitario».

Nel suo intervento, Langella non risparmia richiami alle responsabilità politiche dell’attuale quadro legislativo, facendo riferimento al Decreto Legislativo 190 del 2024 e alla legge delega del 2022 approvata dal Governo Draghi con il sostegno del centrosinistra: «Le basi di questa disciplina sono state poste allora. Chi oggi si dichiara sorpreso dimostra solo di avere la memoria corta».

Il nodo centrale risiede nel concetto di “pubblica utilità”, che secondo Langella non può trasformarsi in un automatismo per favorire gli investimenti speculativi. Il rischio è una proliferazione indiscriminata di torri eoliche ad alto impatto visivo, capaci di stravolgere il paesaggio dell’Isola e di assediare persino i contesti archeologici e i nuraghi.

«Favorire la transizione ecologica non significa accettare qualsiasi compromesso a spese dei sardi», prosegue l’esponente. «Ogni piano di sviluppo energetico deve essere concordato preventivamente con le istituzioni locali, i Comuni e i cittadini. Le energie rinnovabili sono un’opportunità solo se condivise e rispettose dell’agricoltura, dell’ambiente e della storia. Se il prezzo da pagare è la devastazione del territorio a fronte di profitti che prendono la via del continente, non siamo davanti a uno sviluppo “green”, ma a una speculazione calata dall’alto».

Langella sollecita infine un cambio di passo radicale: garanzia di informazione immediata per i proprietari coinvolti, tempi certi per le osservazioni di tutela e, soprattutto, il pieno diritto della Regione e delle comunità sarde di decidere dove, come e quanta energia produrre.

19 Settembre 2026