Serd di Alghero e siringhe alla pineta: la Asl fa chiarezza sulla sede temporanea
L'Azienda sanitaria: «Nessun legame con la struttura di Viale Primo Maggio. Avanti il dialogo col Comune per i nuovi locali»
In seguito alle notizie apparse sugli organi di informazione in merito al temporaneo trasferimento del Ser.D. e al ritrovamento di siringhe abbandonate nella pineta dell’Ospedale Marino, la Asl di Sassari è intervenuta con una nota ufficiale per chiarire la propria posizione.
L’Azienda sanitaria ha spiegato che lo spostamento del Servizio delle Dipendenze risale al mese di febbraio 2026, quando la struttura è stata collocata in via provvisoria nello stabile di Viale Primo Maggio, in precedenza sede della Guardia medica. Una decisione che si è resa necessaria «al fine di consentire la conclusione dei lavori del PNRR previsti nel poliambulatorio di Via degli Orti» e approvata solo «dopo che erano execution andate deserte diverse manifestazioni di interesse di locali da prendere in locazione».
Da quel momento, l’azienda sanitaria precisa che «non si sono mai interrotte le interlocuzioni con l’amministrazione comunale per ricercare degli spazi, pubblici o privati, da assegnare alle attività sanitarie che ricadono nella città di Alghero».
Sulle prospettive future, la Direzione aziendale si dichiara «fiduciosa che grazie all’amministrazione comunale, e con il contributo della Commissione Sanità, si possa presto trovare uno stabile che risponda ai requisiti previsti dalla normativa per accogliere il Servizio Dipendenze della città».
La Asl di Sassari ha espresso una precisa posizione anche riguardo al materiale rinvenuto nell’area verde dell’Ospedale Marino, escludendo correlazioni dirette con la sede dell’erogazione dei servizi: «La presenza di siringhe in luoghi frequentati dal pubblico non è collegabile alle attività del Ser.D, in quanto gli utenti che lo frequentano non utilizzano le siringhe per le loro terapie».
Secondo l’Azienda, la situazione descritta «indica piuttosto che il problema dell’abuso di sostanze è un problema tutt’altro che risolto», sottolineando in conclusione come il fenomeno richieda «il massimo impegno non solo delle strutture sanitarie ma di tutta la Società nel senso più ampio del termine».
















