Tavolini selvaggi e beni comuni: la battaglia del Suolo Pubblico si sposta al Tar
Il Comitato "Bene Comune" difende la linea dura del Comune: dopo lo stop ai tavolini per i locali artigianali scattano i ricorsi dei commercianti. Ora la parola passa ai giudici.
«Le città sono per la gente, non solo per il profitto privato». Con questo manifesto ideale il Comitato “Suolo Pubblico Bene Comune” riaccende i riflettori sulla gestione degli spazi urbani ad Alghero, portando al centro dell’agenda pubblica un tema sempre più caldo: l’equilibrio tra sviluppo economico e vivibilità. Nel mirino dell’associazione c’è la progressiva occupazione di bastioni, piazze, marciapiedi e parcheggi da parte di tavolini, sedie e recinzioni talvolta discutibili, che rischiano di sottrarre alla collettività la libera fruizione delle bellezze cittadine.
Il Comitato richiama le storiche linee guida della Nuova Agenda Urbana “Habitat III” delle Nazioni Unite, la cui tappa preparatoria si svolse proprio ad Alghero dieci anni fa, ribadendo che la bellezza e il decoro urbano sono elementi identitari fondamentali in cui una comunità deve potersi riconoscere. Secondo gli attivisti, l’occupazione del suolo da parte delle attività commerciali deve seguire rigidi criteri di sostenibilità, come peraltro già enunciato in una delibera consiliare del 2016, contemperando le esigenze di business con il diritto dei cittadini a vivere lo spazio pubblico.
La vertenza, intanto, è uscita dalle piazze per entrare nelle aule di tribunale. Dopo le osservazioni presentate dal Comitato al Piano di concessione dei suoli pubblici, il Consiglio Comunale ha adottato nel marzo del 2025 una delibera che esclude la concessione di tavolini all’aperto per le attività artigianali e di vicinato, ovvero quei locali che consentono il consumo immediato di prodotti ma non offrono il servizio al tavolo né i servizi igienici per la clientela.
Questo giro di vite ha scatenato la reazione degli operatori economici, che hanno impugnato il provvedimento davanti al Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna. Saranno ora i giudici del Tar, attraverso sentenze e sospensive, a stabilire la fondatezza giuridica delle scelte del Comune nel regolamentare una risorsa pubblica definita “scarsa”. Nel frattempo, il Comitato lancia un interrogativo che suona come un appello alla politica e alla cittadinanza: chi salverà davvero i beni comuni?


















