Punta Giglio Libera interviene sulla governance del Parco: «Si torni alla missione originaria»

L'associazione esprime preoccupazione per i conti e la dipendenza dai fondi pubblici: «Condividiamo le parole del sindaco, stop a leadership personali».

Il dibattito sul futuro e sulla governance del Parco di Porto Conte si arricchisce di un nuovo intervento. Dopo il bilancio di fine mandato dell’ex direttore Mariano Mariani e le successive dichiarazioni del sindaco di Alghero, Raimondo Cacciotto, prende posizione l’Associazione “Punta Giglio Libera. Ridiamo Vita al Parco – APS”. Secondo la sigla ecologista, il confronto recente offre l’occasione per una riflessione pubblica complessiva sulla gestione dell’area protetta.

L’associazione premette di non voler disconoscere i risultati finora conseguiti dall’ente sul piano operativo. «Non abbiamo mai negato il lavoro svolto, la capacità progettuale sviluppata nel tempo, la crescita della visibilità del Parco, il ruolo dei lavoratori e dei tecnici né l’importance delle attività educative, culturali e di fruizione costruite negli anni», spiegano i rappresentanti, aggiungendo che «sarebbe scorretto non riconoscere che il Parco, negli ultimi anni, abbia costruito una rete articolata di servizi, progetti, attività e iniziative».

Tuttavia, l’analisi del sodalizio si concentra criticamente sulla visione strategica emersa dal resoconto della direzione uscente. Secondo l’associazione, infatti, «il Parco è stato progressivamente trasformato da presidio prioritariamente dedicato alla tutela ambientale in una macchina orientata alla valorizzazione economica, alla crescita continua dei servizi, all’aumento dei flussi e alla costruzione di un sistema sempre più dipendente dalla commercializzazione del proprio patrimonio naturale».

Dalla relazione di fine mandato emergerebbero prevalentemente indicatori quantitativi, quali il numero di visitatori, l’autofinanziamento e l’espansione del personale, a scapito di quello che viene definito «un principio fondamentale che dovrebbe rappresentare il cuore di ogni area protetta: il limite». Per Punta Giglio Libera, infatti, un’oasi naturalistica non deve rincorrere l’espansione economica, ma «tutelare ecosistemi fragili, governare la pressione antropica e preservare il territorio anche quando questo significa porre limiti alla trasformazione e alla fruizione».

Sotto accusa finisce la gestione di siti specifici come Punta Giglio, le Prigionette e le grotte, inseriti, a detta dell’APS, «dentro una logica di utilizzo sempre più intensivo del patrimonio naturale» per fare del Parco una «”gallina dalle uova d’oro” attraverso un modello fondato sulla crescita continua della fruizione».

L’intervento si sposta poi su considerazioni di natura economico-amministrativa. L’associazione esprime preoccupazione per la stabilità finanziaria dell’ente a fronte della stabilizzazione di 18 dipendenti: «I bilanci mostrano equilibri molto fragili; l’Ente dipende fortemente da trasferimenti pubblici e fondi progettuali; il Comune è dovuto intervenire con un contributo strutturale di 200.000 euro annui per garantire continuità operativa e copertura dei costi del personale». Per questo motivo, l’organizzazione ritiene che si sia consolidato un sistema «sbilanciato verso la crescita organizzativa e strutturale» e caratterizzato da «una crescente dipendenza dal sostegno pubblico, accompagnati da una gestione sempre più identificata con una singola figura direttiva».

Infine, l’associazione commenta la posizione espressa dal primo cittadino Raimondo Cacciotto. Quando il sindaco rileva che «si è perso di vista il bene comune» e sostiene la necessità di «un cambio alla direzione dell’Ente», per Punta Giglio Libera «riconosce implicitamente un elemento che la nostra Associazione denuncia da tempo: un Parco non può identificarsi con una singola figura, né trasformarsi in uno spazio di leadership personale».

Il comunicato si conclude con la conferma della linea dell’associazione, che annuncia l’intenzione di continuare a chiedere «trasparenza, equilibrio e sostenibilità, insieme a una piena chiarezza sul modello di gestione adottato e al rispetto della missione originaria dell’area protetta».

19 Maggio 2026