Posidonia e burocrazia, il grido di sei imprese nautiche: “È l’ultima richiesta d’aiuto”
Dopo l'appello del 24 aprile, nessun segnale dall'amministrazione. Le imprese: "Impossibile lavorare a San Giovanni, pronti alla cessazione delle attività"
Maggio è alle porte, la stagione turistica scalda i motori, ma per sei imprese della nautica algherese il futuro è più nero che mai. Dopo il primo grido d’allarme lanciato lo scorso 24 aprile, il silenzio piombato dal Comune ha spinto gli operatori a un nuovo, estremo appello: senza risposte immediate, le serrande verranno abbassate definitivamente.
“Siamo le 6 aziende che operano nel settore nautico. Essendo ormai arrivati a maggio senza alcuna risposta dal Comune e con i nostri investimenti che rischiano gravemente di essere compromessi irreparabilmente, chiediamo di dare voce al nostro comunicato”. Inizia così la nota inviata alla stampa da Simar srls, Sea Soul, Overboard, Sailing for Living, Sun e Sea e Jet Ski.
La denuncia è precisa e amara. Al centro della contesa c’è l’impossibilità operativa causata dalla massiccia presenza di posidonia spiaggiata sul lido di San Giovanni. “L’accumulo, aggravato dalla conformazione del molo di sottoflutto, rende impossibile installare i camminamenti”, spiegano le imprese. Il risultato? Clienti e lavoratori costretti ad affondare nelle alghe fino alle ginocchia. Un biglietto da visita disastroso per la Riviera del Corallo che si traduce in danni economici quotidiani e perdita di credibilità.
Non è solo la natura a preoccupare, ma soprattutto la mancanza di coordinamento amministrativo. Le imprese denunciano l’assenza di un interlocutore chiaro: “Non è definito chi debba intervenire per la rimozione della posidonia e non esiste alcuna programmazione”. Paradossalmente, viene chiesto alle società di farsi carico della pulizia dell’arenile, un costo insostenibile per chi detiene solo piccole concessioni specifiche. A questo si aggiungono i cronici problemi strutturali: su tutti, il mancato allaccio alla rete idrica, ancora bloccato nonostante solleciti e incontri.
I numeri parlano di una realtà produttiva locale che non può essere ignorata: sei aziende gestite da giovani, un milione di euro di investimenti complessivi e circa 25 posti di lavoro garantiti tra dipendenti e collaboratori. “Ci sentiamo come imputati in un processo di cui ignoriamo le accuse”, scrivono gli imprenditori definendo la situazione “kafkiana”.
Le sei società nautiche sono state chiare: senza un riscontro tempestivo e un intervento concreto sulla gestione della posidonia e delle criticità strutturali, verranno avviate le procedure di cessazione delle attività. “Non possiamo lavorare, non possiamo garantire servizi e, purtroppo, non possiamo pagare i nostri collaboratori. Chiediamo un intervento immediato sulla gestione della posidonia, la definizione chiara delle responsabilità e la risoluzione delle criticità che da anni bloccano le nostre attività. Chiediamo risposte concrete, non promesse. Stiamo seriamente valutando la chiusura delle nostre aziende. Non per scelta, ma perché messi nell’impossibilità di operare”.















