Incarico da 30mila euro per il Canile Primavera, Conoci: «Requisiti su misura e troppe ombre»
L'ex sindaco di Alghero mette nel mirino la determina del Comune: contestati la deroga alla laurea, i riferimenti alle certificazioni Accredia e l'avviso interno fatto in pieno agosto. «Non mi fermerò alla stampa, faremo chiarezza sulle responsabilità amministrative e politiche».
Tensione altissima ad Alghero sul futuro del Canile Primavera. A riaccendere il dibattito politico è l’ex primo cittadino Mario Conoci, che attacca duramente l’Amministrazione comunale a seguito della pubblicazione della Determina n. 2695, relativa a un incarico di consulenza da 30mila euro all’anno, con opzione di proroga fino a 36 mesi. Nel mirino dell’ex sindaco sono finiti soprattutto i criteri di selezione previsti dal bando, ritenuti insoliti e meritevoli di un’attenta verifica.
«La Determinazione n. 2695 del Comune di Alghero, con la quale viene approvato l’avviso per un incarico di consulenza sul futuro del Canile Primavera, merita, a mio avviso, un approfondimento che va ben oltre la normale polemica politica. Parliamo di 30 mila euro all’anno, con una possibile prosecuzione fino a 36 mesi, per una consulenza destinata a incidere sulle strategie future del Canile Primavera. Ma è soprattutto il modo in cui è stato costruito il profilo professionale richiesto a destare i miei interrogativi», dichiara Conoci.
L’attenzione si sposta poi sui requisiti specifici inseriti nell’atto amministrativo, per i quali l’ex primo cittadino intende verificare la cronologia di pubblicazione. «La determina parla di “specifici e rari titoli professionali” rilasciati da “organismi accreditati da Accredia” nel “settore cinofilo avanzato” e prevede addirittura di poter procedere “prescindendo dal titolo universitario”. Si tratta di requisiti talmente particolari che ho iniziato a verificare se caratteristiche professionali così specifiche, nella loro combinazione, fossero già pubblicamente presenti prima ancora che venisse adottata la determina. Non lo so ma vedremo, si sa che sul web rimane tutto, per sempre. Prima voglio verificare date, documenti e fonti. Perché, se un’Amministrazione costruisce un avviso pubblico con requisiti così particolari, deve poter spiegare chi li ha individuati, quando sono stati individuati e soprattutto sulla base di quale istruttoria».
Nel merito tecnico della procedura, Conoci solleva forti perplessità sia sull’uso delle certificazioni Accredia sia sulla legittimità della deroga al titolo universitario rispetto al Decreto Legislativo 165/2001. «C’è anche un altro elemento sul quale voglio vederci chiaro: Accredia. Che cos’è esattamente? Qual è la sua funzione? Quali organismi accredita? E, soprattutto, che attinenza concreta hanno le sue funzioni con quanto affermato nella determina comunale? Ho già verificato che Accredia non è un istituto di formazione, ma l’ente che accredita gli organismi di certificazione, anche delle persone, secondo specifiche norme. La stessa banca dati Accredia mostra inoltre che, nel settore delle competenze cinofile, esistono più organismi accreditati. Proprio per questo voglio capire perché nella determina si faccia riferimento a questa particolare tipologia di certificazione, come siano stati individuati i requisiti e quale sia il percorso istruttorio che ha portato a definirli “specifici e rari”».
«E qui emergono anche questioni direttamente legate all’articolo 7, comma 6, del D.Lgs. 165/2001. La norma impone condizioni precise per il ricorso a professionalità esterne: la verifica dell’impossibilità ogjektiva di utilizzare risorse interne, la particolare e comprovata specializzazione, la natura temporanea dell’incarico e il divieto di rinnovo. E allora mi chiedo come si concili tutto questo con una “opzione di prosecuzione per complessivi 36 mesi”. Voglio inoltre capire in base a quale specifica previsione di legge si ritenga possibile prescindere dal titolo universitario, visto che la deroga prevista dall’articolo 7 riguarda fattispecie determinate e non consente genericamente di sostituire la specializzazione universitaria con una qualsiasi certificazione professionale».
Contestata anche la validità della ricognizione interna del personale, svolta a metà estate. «Il Comune sostiene che un avviso rivolto a tutto il personale dipendente sia andato deserto e da questo deduce la “totale assenza di analoghe professionalità all’interno dell’Ente”. Anche questo dovrà essere verificato con attenzione. Perché un avviso interno andato deserto in pieno agosto non equivale automaticamente alla dimostrazione dell’impossibilità oggettiva di utilizzare professionalità interne».
Un passaggio cruciale dell’intervento riguarda la catena di responsabilità tra struttura burocratica e organo politico, con la promessa di portare le carte agli organi di controllo preposti. «Se emergerà che determinati requisiti sono stati inseriti senza un’adeguata istruttoria, sulla base di informazioni non sufficientemente verificate o senza una motivazione realmente idonea a sostenerli, non riterrò sufficiente attribuire genericamente la responsabilità all’Amministrazione. Ci sono persone che hanno istruito, redatto e sottoscritto quell’atto. E chi esercita una funzione amministrativa ha il dovere di verificare prima di impegnare risorse pubbliche e di pubblicare un avviso. Non basta fidarsi di informazioni ricevute o magari acquisite sul web da qualche profilo social. Un buon funzionario e un buon dirigente verificano».
«Per questo non mi fermerò alla stampa, e con me altri. Sto ricostruendo l’origine dei requisiti, le date, le fonti, le professionalità che possono possederli e il percorso amministrativo che ha portato alla loro individuazione. E se emergeranno profili che meritano di essere sottoposti agli organismi competenti per le verifiche di legge, non avrò alcuna esitazione a farlo. Perché questa vicenda non riguarda soltanto una consulenza. Riguarda come è stata costruita. Riguarda chi ha scritto quell’atto. Riguarda chi lo ha verificato e sottoscritto. E riguarda, naturalmente, chi ha assunto politicamente la responsabilità di questa scelta. Hanno gettato la maschera. Adesso voglio vedere quale “benessere” c’è dietro quei 30 mila euro. E ancora c’è l’acquisto del canile che aspetta, servirà aspettare l’esperto?», conclude Conoci.


















