Giovanni Monti spiega le motivazioni dell’addio alla Lega

Il consigliere comunale, passato al Gruppo Misto, spiega i motivi che l'hanno portato ad una "inevitabile rottura"

Non era mia intenzione rallentare i lavori del processo di formazione della nuova consiliatura nella mia città. Da tempo sono in prima linea come cittadino per fronteggiare le criticità che ho constatato personalmente e per le quali mi sono battuto e mi voglio battere. Da eletto il mio unico desiderio è adoperarmi quanto prima per dare una svolta al cambiamento che ora più che mai è essenziale.  Ritengo doveroso spiegare le mie ragioni per tacitare quelle ipotesi che sono lontane dal mio pensare e agire. Ho condiviso fin da subito il programma politico della coalizione con la quale mi sono candidato e che ancora oggi mi sento di voler poter avanti con convinzione e determinazione. La mia coerenza politica è stata messa a dura prova fin da subito. Il giorno successivo alla mia elezione sono stato affrontato in modo quanto meno discutibile. La mia libertà, dignità e soprattutto identità personale è stata gravemente lesa da un signore le cui cariche politiche mi sono ancora ignote. Anziché congratularsi per il mio successo personale e iniziare un percorso politico democratico, mantenendo ognuno il proprio ruolo (il mio è noto), si è rivolto a me dichiarando testualmente “da oggi tu farai quello che ti dico io”. Con tali premesse mi è stato subito chiaro che le mie libertà di azione erano nulle.

La prima rottura visti i presupposti era inevitabile. Ho faticato a creder che tali posizioni appartengano al partito della lega. Il silenzio e il mancato dialogo oltre a un comportamento che è continuato seguendo le dinamiche dell’imposizione mi hanno fatto capire che non è più possibile tollerare e collaborare con chi mi vuole ridurre al silenzio politico. Pur condividendo il progetto è stato inevitabile decidere di lasciare un partito che non si è dimostrato all’altezza del progetto stesso. Mi sento in dovere di chiarire il mio agire per rispetto degli elettori. La mia ingenuità, se mai vi è stata, non può andare oltre dopo che le dinamiche mi sono state chiare. Continuare avrebbe significato tradire le attese dei tanti che in me credono, prima come persona e poi come giovane eletto.

Ritengo ad oggi di non aver sbagliato nella scelta, ho sposato un progetto dove posizioni e ruoli erano altri. Le posizioni successive di alcuni interlocutori della lega sono state la causa della rottura. Trovo scorretto imputare a me le responsabilità di quanto è accaduto. Mi è dispiaciuto constatare che il Presidente del consiglio regionale, cittadino della mia città, in forza alla lega non sia intervenuto tempestivamente per mediare e risolvere da subito le gravi ingerenze, il suo iniziale silenzio è stata un assenza politica che ha inciso. Ritengo di aver motivato il mio perché evitando di raccontare altre poco onorevoli interlocuzioni. Rispettando le altrui libertà non posso che pretendere altrettanto rispetto per la mia identità e persona. Dimostrerò nel mio cammino politico la volontà di mantenere fede alle ragioni prime della mia scelta di candidarmi. Ho intenzione, credendoci fortemente, di mantenere gli impegni presi con coloro che credono nella mia persona e nel mio giovane ruolo.

Giovanni Monti, 10 luglio 2019