Festa del PD ad Alghero, Bonaccini avverte: “Un’onda nera minaccia l’Europa”

Intervistato dal direttore della Nuova Sardegna Giacomo Bedeschi, l'eurodeputato dem traccia la rotta tra riforme europee, lavoro per i giovani e l'unità del centrosinistra.

Dall’avanzata delle destre in Europa alla costruzione di un’alternativa di governo in Italia. È un’analisi a tutto campo quella tracciata da Stefano Bonaccini sul palco della Festa regionale del Partito Democratico della Sardegna, nell’intervista condotta dal direttore della Nuova Sardegna, Giacomo Bedeschi.

Il punto di partenza è il quadro internazionale, segnato dall’ascesa delle forze estremiste nell’Unione e oltreoceano. «Sono molto preoccupato per quello che sta succedendo in Europa e nel mondo. Un presidente degli Stati Uniti che vuole abbattere l’Europa democratica non è una barzelletta», ha affermato Bonaccini, citando i recenti exploit elettorali in Germania: «A vedere i risultati della Sassonia vengono i brividi. Se avanza l’onda nera, l’Europa è a rischio, a cominciare dalla possibile vittoria di Le Pen».

Per il presidente del PD, la risposta al sovranismo risiede in un’integrazione comunitaria più profonda. Pur riconoscendone i limiti, Bonaccini ha rimarcato che «non c’è altro spazio nel mondo dove siano garantiti libertà, democrazia e diritti». La ricetta passa per il superamento del diritto di veto dei singoli Paesi membri, definito come una delle principali cause di stallo decisionale: «Basta che uno sia contrario a una scelta di politica estera e si arriva alla paralisi. Così l’Europa appare inutile ai cittadini». L’obiettivo indicato è la nascita degli «Stati Uniti d’Europa», con i singoli Governi pronti a «cedere un po’ di sovranità per decidere e governare insieme, altrimenti saranno guai».

Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato le politiche giovanili e l’occupazione. Ribaltando la retorica della “rimigrazione”, l’eurodeputato ha sottolineato come la vera urgenza del Paese sia un’altra: «L’unica rimigrazione che serve è riportare in Italia i tanti giovani andati all’estero. L’Italia deve tornare a essere un’opportunità per loro: la cultura abbinata al lavoro rappresenta il vero riscatto sociale».

Sul fronte interno, la ricetta per il Partito Democratico punta sulla vicinanza ai territori. «Dobbiamo essere un partito più popolare, capace di stare tra i cittadini e di ascoltare. Se fai politica devi rischiare il freddo e i fischi», ha avvertito Bonaccini, richiamando alla coesione interna: «Noi siamo forti se siamo insieme».

L’unità del PD, tuttavia, viene indicata come condizione necessaria ma non sufficiente per guidare il Paese. «A Palazzo Chigi c’è Meloni anche per responsabilità e divisioni nel centrosinistra. Ma l’unità da sola non basta per vincere: serve costruire l’alternativa. Non basta parlare male degli avversari».

L’europarlamentare ha infine invitato a mettere da parte i dibattiti sulle dinamiche interne e sui meccanismi di selezione della leadership: «Se per qualche settimana fosse possibile non parlare di primarie sarebbe meglio. Parlarne significa concentrarsi sulle persone anziché sui contenuti». Quattro, secondo Bonaccini, le priorità concrete da offrire agli elettori: lavoro, sanità pubblica, ambiente e sicurezza. «Se poi dovremo fare le primarie le faremo, ma non deve diventare una fissazione», ha concluso, ribadendo che la priorità resta quella di strutturare un campo progressista unito, credibile e capace di rilanciare il ruolo dell’Italia in un’Europa riformata.

10 Settembre 2026