Caso Guccini, FdI Alghero contro Di Nolfo: «Basta polemiche, servono risultati»
Il partito attacca il consigliere regionale: «Minimizzare gli insulti sessisti alla premier Meloni è un errore. Alghero non ha bisogno di polemisti da social, ma di fatti».
Due anni di mandato trascorsi più a cavalcare la polemica che a produrre risultati concreti per il territorio. È questo il bilancio, netto e critico, che Fratelli d’Italia Alghero traccia sull’operato di Valdo Di Nolfo, unico rappresentante algherese in Consiglio Regionale.
Al centro dello scontro non c’è solo l’azione amministrativa, ma anche il recente “caso Guccini”. Il consigliere comunale di Nuoro (nonché consulente regionale) ha rivolto alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, l’epiteto di “pescivendola”. Un’espressione che FdI definisce senza mezzi termini «un insulto volgare e sessista che abbassa il livello del confronto pubblico».
A colpire il partito è stata la reazione di Di Nolfo, che ha scelto di minimizzare l’episodio accusando il centrodestra di “immischiarsi”. «Contrastare l’odio verbale non è un fastidio, ma un preciso dovere di chi esercita funzioni pubbliche», ribattono da FdI, definendo la posizione di Di Nolfo una «preoccupante leggerezza».
L’intervento dell’onorevole Salvatore Deidda, che ha chiesto scuse formali e una presa di distanza dal sindaco di Nuoro, viene difeso come un atto di responsabilità istituzionale necessario per ripristinare il decoro. «Chiedere sobrietà non è un’ingerenza, è un dovere», sottolinea la nota del partito.
Per Fratelli d’Italia, la politica deve tornare a misurarsi sui problemi reali dei cittadini — lavoro, infrastrutture e servizi — anziché su frasi ad effetto o post sui social network. «C’è un limite che non può essere superato: il sessismo nel linguaggio pubblico. Offendere una donna, per di più Presidente del Consiglio, è il segno di una politica povera di argomenti che ricorre all’insulto quando mancano i risultati».
La chiusura del comunicato è un monito: «Chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere di dare l’esempio. Chi normalizza l’offesa indebolisce la credibilità delle istituzioni democratiche».















