Caso A-Mare, Destra Democratica Italiana: «Difendere il territorio significa curarlo, non lasciarlo al degrado»

Gianfranco Langella replica alle polemiche: «Troppo facile criticare chi investe quando per anni nessuno ha mosso un dito».

Si infiamma il dibattito attorno al caso A-Mare a Calabona. A scendere in campo è Gianfranco Langella, segretario nazionale di Destra Democratica Italiana, che con parole dure contesta la narrazione proposta dai comitati ambientalisti. Per Langella, l’indignazione odierna è tardiva e, soprattutto, ipocrita.

Il cuore dell’intervento di Langella punta a scardinare l’immagine di Calabona come “paradiso naturale” incontaminato. «Chi conosce davvero quei luoghi – dichiara il segretario – sa bene che per anni la zona è stata abbandonata al degrado: rifiuti, sporco e catrame». Per Langella, definire quell’area un “santuario intoccabile” è una distorsione della realtà. La riqualificazione portata avanti dai privati, al di là delle necessarie verifiche procedurali, avrebbe avuto il merito di restituire alla città uno spazio che prima era sinonimo di abbandono.

La polemica si sposta poi sul piano politico: «Parliamo di un ambientalismo di facciata, quello che critica sempre e non costruisce mai – prosegue Langella –. È troppo facile puntare il dito oggi, parlando di danni irreversibili, senza aver mai sporcato le mani per migliorare davvero quel luogo». Secondo il segretario, la difesa del territorio non dovrebbe coincidere con l’inerzia, ma con la capacità di renderlo vivibile e curato.

Pur ammettendo la legittimità del confronto su autorizzazioni e scelte progettuali, Langella mette in guardia dal trasformare chi investe in un “nemico dell’ambiente”. La tesi del segretario è chiara: la città deve smettere di guardare alla vicenda con il paraocchi di chi “parla per sentito dire” e iniziare a riconoscere chi ha avuto il coraggio di intervenire laddove, per anni, le istituzioni e i critici di oggi avevano voltato lo sguardo dall’altra parte.

4 Maggio 2026