Caso 41-bis in Sardegna: M5S all’attacco di Delmastro

“Basta passerelle, serve un tavolo istituzionale”

Non bastano i toni rassicuranti e le dichiarazioni a favore di telecamera. Sulla delicata gestione del regime di 41-bis nelle carceri sarde, il Movimento 5 Stelle alza il tiro contro il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, accusandolo di ignorare il merito delle questioni sollevate dalle istituzioni dell’Isola. Secondo l’esponente pentastellata Giusy Piccone, la recente visita del rappresentante di Fratelli d’Italia in Sardegna, seppur legittima nel merito dei referendum, ha finito per aggirare il vero nodo politico: il dialogo mancato con il territorio.

La polemica non nasce da una contrapposizione ideologica sulla lotta alla criminalità organizzata, ma da una profonda critica al metodo adottato dal Governo. Come già ribadito dal deputato Mario Perantoni, il tema è troppo serio per essere ridotto a messaggi mediatici. La richiesta che arriva dal Movimento è chiara: servono risposte politiche e istituzionali a atti formali che non possono essere declassati a semplice propaganda.

Il fronte sardo, d’altronde, appare compatto. Il Consiglio regionale ha già approvato, quasi all’unanimità, una mozione che impegna la Giunta a pretendere l’apertura di un tavolo di confronto con l’Esecutivo nazionale. Una posizione condivisa con forza anche dal Consiglio comunale di Alghero, che attraverso un voto d’aula si è espresso chiaramente contro la destinazione di detenuti in regime di carcere duro nelle strutture locali, assumendosi una responsabilità pubblica precisa davanti ai cittadini.

Il cuore della questione risiede nel rapporto tra Stato e autonomie. Per i 5 Stelle, quando decisioni che impattano così profondamente su una comunità vengono assunte in modo unilaterale, si lede la dignità stessa delle assemblee elettive. Il rispetto per il mandato democratico di Comuni e Regione non è un optional: queste istituzioni non sono luoghi ornamentali, ma la voce diretta dei cittadini.

Aprire un tavolo di discussione non significa affatto arretrare sul fronte della legalità o della sicurezza, ma al contrario rafforzare lo Stato attraverso un confronto leale. La Sardegna chiede di essere ascoltata su scelte che incidono sul proprio tessuto sociale ed economico, rivendicando una partecipazione che finora, secondo il Movimento, è stata sistematicamente negata. La dignità delle istituzioni sarde passa ora per la volontà di Roma di scendere dalle tribune elettorali e sedersi al tavolo del merito.

3 Marzo 2026