Alghero diventa il laboratorio europeo del cibo: qui nasce l’Atlante del Gusto
Presentato in città il progetto internazionale che mappa le radici della cucina sarda. Un'indagine tra identità e cultura che unisce l'Isola a Spagna, Portogallo e Grecia.
È la Riviera del Corallo a tenere a battesimo il debutto italiano dell’“Atlante del Gusto”, l’ambizioso censimento culturale incentrato sulle radici alimentari e sulle trasformazioni sociali delle comunità. L’iniziativa è stata svelata in città durante un tavolo tecnico e partecipativo che ha riunito istituzioni, artigiani del cibo e operatori culturali, chiamati a confrontarsi sulle prospettive di una ricerca che unisce la Sardegna a Portogallo, Grecia e Paesi Baschi.
Il progetto fa parte della rete transnazionale Sobremesa: Vagaries of the Palate, finanziata dall’Unione Europea tramite il programma Creative Europe, e vede in Reversocollettivo il motore operativo per l’Italia. Durante il summit algherese, coordinato dai referenti Claudio Morelli e Maria Giovanna Giugliano, il dibattito si è alternato all’assaggio delle eccellenze vinicole e casearie del territorio, raccontate direttamente da chi le produce.
Per la sua storia di crocevia mediterraneo e per i suoi storici legami con la penisola iberica, Alghero è stata scelta come l’avamposto ideale per far partire l’indagine. Non si tratterà di una semplice mappatura commerciale o di una guida per turisti, bensì di un percorso antropologico volto a raccogliere testimonianze orali, memorie storiche e metodologie di produzione locale. I dati e i materiali audiovisivi raccolti nei prossimi mesi confluiranno poi in una piattaforma digitale condivisa e in circuiti festivalieri europei, con l’obiettivo di difendere il patrimonio immateriale della cucina italiana.
«Questo percorso ci permette di fare ricerca sul campo partendo dal basso — ha evidenziato Claudio Morelli di Reversocollettivo — creando sinergie stabili tra il mondo creativo e i piccoli produttori. L’obiettivo è generare nuove economie e tutelare quelle pratiche tradizionali già valorizzate dall’Unesco».
















