“La Sciagura” di Scanzi conquista il Verdi: l’autopsia della politica italiana che scuote Sassari

Davanti a 600 spettatori, il giornalista smonta il governo Meloni tra satira e dati. Un successo per la rassegna di Roble Factory in una città sempre più viva culturalmente.

“Pensavamo di aver visto tutto. Dopo il berlusconismo, Ruby Rubacuori, le figuracce internazionali… E invece eccoci qua, oggi.” Andrea Scanzi apre così “La Sciagura”, e il Teatro Verdi di Sassari capisce immediatamente il tono della serata: ironico, tagliente ed esasperato. Circa 600 persone sedute in silenzio ad ascoltare uno spettacolo sulla politica italiana. “La Sciagura” non è teatro nel senso tradizionale: è più una lunga autopsia civile che un giornalista fa dal palco, con sarcasmo, dati, cronaca politica e indignazione lucida. Andrea Scanzi alterna satira, cronaca, dati, musica e invettive personali, smontando il governo Meloni pezzo dopo pezzo, raccontando contraddizioni, slogan, cortocircuiti mediatici e scelte politiche che generano nel pubblico reazioni continue tra risate amare e autentico sdegno.

Lo spettacolo procede veloce, con un buon ritmo, più vicino a certi monologhi di Giorgio Gaber che al teatro tradizionale. Del resto Gaber è un gigante nel Pantheon di Scanzi, che cerca di fare propria quella miscela di sarcasmo amaro e acuto. Il pubblico del Verdi reagisce spesso con autentico sdegno davanti ai dati e agli episodi raccontati dal giornalista. La sensazione costante è che dentro quella platea non ci sia solo indignazione politica, ma
una stanchezza più profonda: una specie di esaurimento emotivo collettivo. Come se gli italiani, dopo anni di politica trasformata in show permanente, fossero diventati incapaci perfino di stupirsi davvero.

Ed è forse questo il punto più interessante dello spettacolo: Scanzi non sembra tanto voler convincere qualcuno. È come se cercasse di scuotere quelli che si sono arresi, quelli che ormai seguono la politica come si segue una serie Netflix mediocre arrivata alla settima stagione: continuano a guardarla solo perché hanno già iniziato. E allora il lungo applauso finale, quasi una standing ovation, sembra andare oltre lo spettacolo stesso, come fosse un segnale: esiste ancora una voglia concreta di stare insieme a parlare di politica, informarsi, confrontarsi, fare gruppo.

Perché il punto è proprio questo: in un Paese dove tutto diventa contenuto rapido, slogan o rissa da social network, vedere 600 persone ferme ad ascoltare qualcuno che prova ancora a ragionare ha qualcosa di sorprendentemente sovversivo. La scelta di Roble Factory di portare Scanzi a Sassari si è rivelata azzeccata, e le 600 persone che hanno partecipato lo certificano. Un nuovo appuntamento riuscito per la città turritana, che sta vivendo una vera rinascita artistica e culturale.

C.S., 15 Maggio 2026