Alghero, l’appello di Bamonti: «Case ai residenti o la città morirà»

Il consigliere di "Noi Riformiamo Alghero" scuote i proprietari: «L’emergenza affitti svuota il centro, serve responsabilità collettiva per fermare l'esodo di giovani e famiglie».

Un grido d’allarme che attraversa le mura di una città sempre più simile a un albergo diffuso e sempre meno a una comunità residente. Alberto Bamonti, consigliere comunale del gruppo Noi Riformiamo Alghero, interviene duramente sulla crisi abitativa che sta strangolando la Riviera del Corallo, lanciando un appello diretto a proprietari di immobili e imprenditori.

L’analisi di Bamonti è impietosa: l’esplosione degli affitti brevi a fini turistici ha letteralmente prosciugato l’offerta per i residenti. «Siamo di fronte a una delle fasi più buie della nostra storia recente – attacca il consigliere – dove trovare una casa per vivere stabilmente è diventato un’impresa impossibile». I numeri descrivono una realtà fatta di prezzi fuori controllo che rendono l’affitto un lusso e l’acquisto un miraggio, alimentando un calo demografico che rischia di trasformare Alghero in un “borgo fantasma”. «Una città senza giovani e nuove famiglie è una città destinata a spegnersi», avverte Bamonti.

Nonostante l’amministrazione comunale stia attivando tutti i protocolli e gli incentivi previsti per chi sceglie la locazione a lungo termine, secondo il rappresentante di Noi Riformiamo Alghero la via istituzionale da sola non può bastare. Serve un sussulto di orgoglio e appartenenza.

«Rivolgo un appello urgente a chi ama Alghero e ha investito in questo territorio: rimettete le case sul mercato delle locazioni annuali e accessibili. È il momento di dare ai nostri ragazzi la possibilità di restare e costruire un futuro qui».

Per Bamonti, ogni progetto di sviluppo urbano rischia di restare una scatola vuota se non accompagnato dal ritorno degli abitanti nelle case del centro e delle periferie. La sfida lanciata dal consigliere non è solo economica, ma identitaria: la sopravvivenza di Alghero come città “viva e abitata” dipende oggi dalla capacità dei suoi cittadini di preferire la stabilità sociale al profitto immediato del turismo mordi e fuggi. «Ognuno deve fare la sua parte – conclude – è il momento della responsabilità».

18 Aprile 2026