Saccargia assediata dalle pale: la resa burocratica consegna il paesaggio alle multinazionali
Il Tar sancisce il diritto del colosso energetico a procedere tra Nulvi e Ploaghe. Inutili i tentativi di blocco a posteriori: il futuro dell'area è segnato da turbine da 200 metri.
Il panorama che circonda la secolare Basilica di Saccargia si prepara a cambiare volto definitivamente. Una recente sentenza del tribunale amministrativo, datata 14 febbraio, ha dato il via libera al contestato progetto di potenziamento energetico della Erg Wind Energy. Il piano, che ricade nei territori tra Nulvi e Ploaghe, passerà dalla teoria alla pratica grazie al meccanismo del silenzio-assenso: l’inerzia degli uffici regionali ha infatti trasformato l’assenza di risposta in un’autorizzazione formale.
Nonostante la riduzione del numero di aerogeneratori rispetto alla bozza iniziale (scesi da 51 a 27), l’impatto visivo sarà imponente. Le nuove strutture svetteranno per circa 200 metri d’altezza, garantendo una potenza complessiva di 121,5 megawatt. Per gli oppositori dell’opera, il taglio del numero di pale è un mero dato numerico che non attenua la ferita inferta al paesaggio sardo, data la mole dei nuovi impianti che sorgeranno a pochissima distanza dal gioiello romanico.
Il verdetto dei magistrati mette in luce la fragilità delle recenti strategie difensive della Regione Sardegna. La legge regionale 20, approvata lo scorso anno per tentare di arginare l’assalto energetico, è stata giudicata inefficace nel bloccare iter autorizzativi già consolidati nel tempo. Il paradosso burocratico ha permesso che un piano di tali proporzioni ottenesse il “semaforo verde” proprio a causa di una mancata opposizione tecnica tempestiva da parte delle istituzioni competenti.
Mentre il verdetto del Tar rischia di innescare una reazione a catena su altri progetti simili nell’Isola, il fronte della protesta istituzionale si sposta nei palazzi del potere. Dopo il passaggio a Selargius, la discussione sulla mozione “Pratobello 2026” approda ufficialmente a Cagliari. Il Consiglio comunale del capoluogo ha inserito il documento all’ordine del giorno: un segnale politico forte che mira a blindare il territorio sardo da interventi considerati invasivi, in attesa che il dibattito entri nel vivo nelle prossime sedute di Palazzo Bacaredda.
















