Alghero tra luci e ombre: decolla la Radiologia al Civile, ma il Marino resta al palo
Il presidente della Commissione Sanità, Christian Mulas, applaude all'investimento da 4 milioni per i nuovi macchinari, ma lancia l'allarme sulle sale operatorie: «Al Marino liste d’attesa infinite per la protesica».
Una giornata di festa che non deve però far calare l’attenzione sulle emergenze croniche. Christian Mulas, presidente della Commissione consiliare Sanità, commenta così l’inaugurazione del nuovo reparto di Radiologia dell’Ospedale Civile di Alghero. Un investimento imponente, vicino ai 4 milioni di euro, che dota la struttura di risonanza magnetica, ecografi e mammografo di ultima generazione, proiettando il polo diagnostico algherese tra le eccellenze tecnologiche della Sardegna.
Se il Civile festeggia il balzo nel futuro, il quadro cambia drasticamente spostandosi all’Ospedale Marino. Secondo Mulas, il passaggio della gestione dall’AOU alla ASL non ha ancora sciolto i nodi che soffocano il reparto di Ortopedia. Nonostante una produttività impressionante — oltre 1.200 interventi l’anno portati avanti da un organico ridotto di soli sei medici — il polo ortopedico è oggi un “gigante dai piedi d’argilla” a causa delle infrastrutture.
«Le liste d’attesa per la chirurgia protesica, la mano e il piede sono ormai insostenibili», denuncia Mulas. Il collo di bottiglia è rappresentato dalle sale operatorie: la seconda e la terza sala risultano già finanziate ma incredibilmente ferme, costringendo il personale a dare priorità assoluta a traumi e urgenze, lasciando indietro la chirurgia programmata.
Il presidente della Commissione Sanità delinea una “roadmap” di interventi non più rinviabili per salvare la vocazione regionale del Marino: In primis, l’attivazione immediata delle sale operatorie per garantire spazi dedicati all’ortopedia e, potenzialmente, all’oculistica. Sul fronte tecnologico, Mulas chiede l’acquisizione di un robot chirurgico in service, nuove colonne artroscopiche 4K e software avanzati per il planning preoperatorio.
La crisi non risparmia nemmeno il reparto di Riabilitazione, dove alla carenza di strumentazione ecografica si aggiunge un vuoto d’organico preoccupante tra fisioterapisti e operatori socio-sanitari.
«I risultati ottenuti al Civile dimostrano che, quando si lavora con programmazione, i frutti arrivano», conclude Mulas. La richiesta alla dirigenza sanitaria e alla politica regionale è chiara: lo stesso impegno finanziario e burocratico deve ora essere dirottato sul Marino, per evitare che un’eccellenza capace di attirare pazienti da tutta l’Isola finisca sommersa dai disservizi strutturali.















