Salario minimo, la Sardegna accelera. Piccone (M5S): «Dalla battaglia di Alghero a norma regionale»

L’esponente pentastellata rivendica il percorso della legge: «Negli appalti pubblici mai più sotto i 9 euro l’ora. La dignità viene prima dei ribassi».

C’è un filo conduttore che lega l’attività amministrativa di Alghero alla recente svolta legislativa di Cagliari. A tracciarlo è Giusy Piccone, esponente del Movimento 5 Stelle di Alghero, che legge nell’approvazione della legge regionale sul lavoro un successo di coerenza politica partito dal basso. «C’è una linea chiara che unisce ciò che abbiamo fatto ad Alghero, ciò che ieri è stato approvato in Sardegna e ciò che il Movimento 5 Stelle porta avanti in tutta Italia: la difesa della dignità del lavoro», esordisce Piccone, sottolineando come questa non sia una battaglia nata oggi, ma il frutto di un impegno costante sui territori.

Ad Alghero, infatti, il Movimento aveva scelto di non aspettare i tempi della politica nazionale. Con un Ordine del Giorno presentato in Consiglio comunale, di cui Piccone è stata prima firmataria, era stato affermato il principio secondo cui negli appalti pubblici il lavoro non può essere sottopagato. «Abbiamo affermato un principio semplice ma fondamentale: negli appalti pubblici il lavoro non può essere sottopagato e deve essere garantita una soglia minima di 9 euro l’ora», spiega l’esponente pentastellata, definendo il provvedimento come «una scelta chiara, che mette al centro le persone prima dei ribassi e delle logiche puramente economiche».

Oggi quella stessa visione trova una traduzione concreta nella legge regionale approvata dal Consiglio su impulso del Movimento 5 Stelle, grazie al lavoro del consigliere Alessandro Solinas e della Giunta guidata dalla Presidente Alessandra Todde, insieme all’Assessora al Lavoro Desiré Manca. Un traguardo che, per Piccone, dimostra come le idee giuste possano diventare norma. «Il Movimento 5 Stelle su questo tema non ha mai arretrato. Abbiamo portato il salario minimo nei Consigli comunali, nelle Regioni e in Parlamento, perché sappiamo che dietro i numeri ci sono persone: lavoratrici e lavoratori che, pur lavorando, restano poveri».

Il cuore del provvedimento tocca proprio la piaga del cosiddetto lavoro povero. Piccone è netta nel condannare un sistema che permette la sopravvivenza di impieghi che non garantiscono un’esistenza dignitosa: «Non possiamo accettare che la competizione tra imprese si giochi abbassando i diritti e i salari. Per questo intervenire sugli appalti pubblici è fondamentale, perché lì le istituzioni hanno una responsabilità diretta: non solo spendere bene le risorse, ma farlo nel rispetto dei diritti, dando un segnale chiaro al mercato».

Nonostante il passo avanti compiuto in Sardegna, la strada resta ancora lunga e la vigilanza alta. La legge regionale rappresenta un intervento immediato per migliorare le condizioni dei lavoratori sardi, ma per Piccone resta fondamentale l’approvazione di una norma nazionale. «Non è ancora la soluzione definitiva, perché serve una legge nazionale sul salario minimo, ma è un passo concreto e immediato. Continueremo su questa strada, perché crediamo che il lavoro sia un valore costituzionale e non una variabile economica, e che la dignità delle persone venga prima di tutto, senza compromessi».

9 Aprile 2026