Carcere di Alghero a rischio “declassamento”: l’allarme di Mulas tra 41-bis e declino formativo

Il consigliere comunale e presidente della V Commissione interviene nel dibattito sulla riorganizzazione penitenziaria in Sardegna: «No a un’isola-carcere, Alghero torni a essere un modello di eccellenza e non un semplice contenitore».

Il dibattito sulla riorganizzazione del sistema penitenziario in Sardegna, acceso dalle indiscrezioni sul possibile trasferimento nell’isola di circa 250 detenuti in regime di 41-bis entro la fine del 2025, travalica i confini della gestione amministrativa per farsi questione politica e sociale di prim’ordine. In questo scenario, Alghero occupa una posizione tutt’altro che marginale. Insieme a Lanusei, la città di corallo è l’unico centro sardo a ospitare un istituto penitenziario di rilievo perfettamente integrato nel tessuto urbano, a cui si aggiunge la vicinanza strategica con la struttura di Sassari-Bancali, dove da oltre un decennio soggiornano figure di altissimo profilo criminale.

Christian Mulas, consigliere comunale e presidente della V Commissione Consiliare, interviene con una nota durissima che punta il dito contro un decennio di silenzio istituzionale. Il problema, secondo Mulas, non nasce oggi: a Bancali operano già circa 90 detenuti sottoposti al carcere duro, con una prospettiva di crescita che potrebbe toccare quota 120. In questo contesto, il consigliere si domanda dove fossero le istituzioni negli ultimi dieci anni e quali azioni concrete siano state realmente messe in campo per monitorare ed evitare tentativi di infiltrazione mafiosa in un territorio così esposto.

Tuttavia, il timore principale per Alghero non riguarda solo la sicurezza esterna, ma lo smantellamento di un’identità costruita in un quarto di secolo. La Casa di Reclusione algherese è stata per anni un modello nazionale di eccellenza, grazie a una vocazione orientata al reinserimento sociale attraverso laboratori professionali, percorsi scolastici d’avanguardia e la collaborazione con l’Università di Sassari per il Polo Universitario Penitenziario. Un patrimonio che, denuncia Mulas, è stato progressivamente eroso negli ultimi dieci anni da un ridimensionamento sistematico: impianti lasciati all’abbandono, laboratori smantellati e un cambiamento nel profilo dei detenuti che mal si concilia con un centro di formazione per adulti.

Il rischio concreto è che la struttura di Alghero venga declassata a semplice “carcere contenitore”, uno spazio svuotato di senso e di progetti, utile soltanto a liberare celle in altri istituti per far fronte alle esigenze dell’Alta Sicurezza. Uno scenario che la città non può accettare passivamente. Mulas chiede con forza un’inversione di rotta che riporti la formazione professionale qualificata, le tecnologie avanzate e i progetti di reinserimento al centro dell’agenda politica e penitenziaria.

Secondo il presidente della Commissione, un carcere moderno e produttivo non deve essere percepito come un pericolo, bensì come una risorsa capace di generare indotto economico, opportunità per il terzo settore e sbocchi professionali per i giovani laureati del territorio. La nota si conclude con un appello accorato all’Amministrazione comunale affinché prenda una posizione netta e lungimirante: la sfida non è una battaglia ideologica contro qualcuno, ma una scelta strategica per il futuro di Alghero e per la dignità della sua funzione sociale.

22 Febbraio 2026