AMP Porto Conte, il CCPA attacca: «Le imprese escluse dalle scelte»

Ambroggi replica a Orrù: «Nessun vero confronto sul disciplinare 2026. A rischio lavoro, investimenti e servizi turistici».

Leggendo le dichiarazioni del presidente dell’Azienda Speciale Parco di Porto Conte, Emiliano Orrù, sull’equilibrio tra tutela ambientale e valorizzazione delle imprese locali, verrebbe quasi da commuoversi. Peccato che la realtà vissuta dagli operatori del territorio racconti una storia completamente diversa». È quanto afferma Andrea Ambroggi, presidente del Consorzio Commerciale del Porto di Alghero (CCPA), che contesta il metodo con cui l’Area Marina Protetta sta portando avanti la fase di riorganizzazione e l’approvazione del nuovo disciplinare.

«Il dialogo costante e il percorso di ascolto richiamati nei comunicati istituzionali non trovano riscontro nei fatti. In occasione della presentazione del nuovo direttore non ci è stato praticamente consentito rappresentare il profondo disagio che stanno vivendo le aziende del comparto. Ci sentiamo esclusi e privi di strumenti per incidere su decisioni che mettono a rischio decine di posti di lavoro, importanti investimenti privati e la qualità dei servizi offerti ai turisti».

Secondo Ambroggi, analoga situazione si sarebbe verificata anche nel dicembre 2025, durante l’incontro dedicato al Disciplinare 2026. «Le imprese presenti hanno preso visione del documento senza aver ricevuto preventivamente alcuna bozza e senza la possibilità di avanzare osservazioni o proposte. Dopo quell’incontro il disciplinare è stato trasmesso ai ministeri competenti senza un reale confronto con gli operatori interessati».

Nel mirino del CCPA finiscono in particolare alcuni aspetti del nuovo impianto regolamentare. «Le tariffe applicate alle attività operanti nell’AMP risultano superiori a quelle previste in altre aree marine protette della Sardegna. Inoltre vengono imposti costi rilevanti anche per attività a impatto ambientale praticamente nullo, come il noleggio di canoe e paddle surf, con il risultato che diverse imprese hanno già rinunciato a operare all’interno del parco».

Critiche anche al limite di 125 unità previsto per le attività di locazione nautica. «Si tratta di un contingentamento che non risulta supportato da studi pubblici sulla capacità di carico dell’area. A questo si aggiunge il mancato rilascio dei contrassegni identificativi previsti dal disciplinare stesso, una situazione che rende più difficili i controlli e favorisce fenomeni di abusivismo, penalizzando le aziende che rispettano le regole e sostengono costi significativi».

Per il presidente del Consorzio Commerciale del Porto di Alghero la tutela dell’ambiente e lo sviluppo economico non sono obiettivi in contrapposizione. «Gli operatori vogliono essere alleati dell’Area Marina Protetta e contribuire alla salvaguardia del territorio. Per questo chiediamo l’apertura di un vero tavolo tecnico permanente, con documenti condivisi e confronto preventivo sulle decisioni che incidono sulle attività economiche locali».

«Se il Consiglio direttivo dell’AMP ritiene davvero strategico il rapporto con le imprese del territorio – conclude Ambroggi – è il momento di dimostrarlo con atti concreti e non soltanto attraverso dichiarazioni di principio».

4 Giugno 2026