AMP Capo Caccia, Forza Italia attacca il nuovo Disciplinare: «Troppa burocrazia, a rischio 18 aziende e 60 lavoratori»
I consiglieri comunali Tedde, Peru, Bardino e Ansini chiedono la revisione delle regole 2026: «Mancano basi scientifiche, così si colpiscono gli operatori storici»
Duro attacco dei consiglieri comunali di Forza Italia Marco Tedde, Antonello Peru, Lina Bardino e Nina Ansini al Disciplinare 2026 dell’Area Marina Protetta Capo Caccia – Isola Piana. “Siamo di fronte a un impianto che appare più orientato a imporre vincoli, contingentamenti, autorizzazioni e oneri economici agli operatori che a perseguire concretamente la tutela dell’ecosistema marino” -affermano gli esponenti azzurri.
Secondo Tedde, Peru, Bardino e Ansini il disciplinare introduce numeri chiusi, limitazioni e procedure selettive che incidono pesantemente sulle attività economiche senza che emergano con chiarezza le motivazioni tecnico-scientifiche che giustifichino molte delle restrizioni previste. “La tutela ambientale richiede regole fondate su dati, studi e monitoraggi. Invece si ha la sensazione che si sia costruito un sistema burocratico sempre più pesante che rischia di trasformarsi in un ostacolo per chi opera nel rispetto del mare e del territorio”.
I consiglieri di Forza Italia contestano inoltre quella che definiscono una sostanziale violazione dello spirito del decreto del 2002 istitutivo dell’Area Marina Protetta. “Il decreto prevede la salvaguardia e la valorizzazione delle attività tradizionali locali compatibili con la tutela ambientale. L’ente gestore dovrebbe tradurre questo principio in scelte concrete a favore degli operatori storici del territorio. Invece il disciplinare rischia di penalizzare proprio quelle imprese che da anni svolgono attività sostenibili nelle acque di Alghero”.
Gli esponenti azzurri ricordano che le ricadute delle nuove disposizioni interessano direttamente 18 aziende del comparto nautico, 125 imbarcazioni e circa 60 lavoratori, oltre alle rispettive famiglie. “Dietro questi provvedimenti ci sono imprese, posti di lavoro e investimenti. Chi vive e lavora sul mare dovrebbe essere considerato un alleato della tutela ambientale e non il bersaglio di una crescente pressione burocratica”. Tedde, Peru, Bardino e Ansini chiedono quindi una revisione del disciplinare: “Occorre eliminare le disposizioni inutilmente vessatorie, i contingentamenti non adeguatamente giustificati e gli oneri sproporzionati, riportando l’Area Marina Protetta alla sua vera missione: proteggere l’ambiente attraverso regole ragionevoli, scientificamente fondate e compatibili con lo sviluppo sostenibile del territorio.”
I consiglieri azzurri criticano anche il metodo seguito dal direttivo dell’AMP. “Anziché costruire un confronto vero con gli operatori, si continua a procedere attraverso decisioni calate dall’alto che alimentano tensioni e conflitti. Un’Area Marina Protetta moderna dovrebbe basarsi sulla collaborazione con chi il mare lo vive ogni giorno, non sulla contrapposizione permanente con le categorie produttive”. Gli azzurri algheresi chiedono una profonda revisione del disciplinare, eliminando tutte le disposizioni inutilmente vessatorie, i contingentamenti non adeguatamente giustificati, gli oneri economici sproporzionati e le limitazioni che non trovano una chiara e rigorosa motivazione ambientale.
“Chiediamo inoltre che venga finalmente data piena attuazione ai principi contenuti nel decreto del 2002 istitutivo dell’AMP, riconoscendo e valorizzando il ruolo delle attività tradizionali locali che costituiscono una componente storica, economica e culturale del nostro territorio” -chiudono Tedde, Peru, Bardino e Ansini-.
















