Alghero e la Catalogna: le singolarità rivoluzionarie

Articolo a cura di Claudio Calisai

La celebrazione dei 110 anni dalla nascita di Pasqual Scanu che vivremo dal 10 Aprile al 1° Maggio ad Alghero, sarà, nel panorama editoriale, culturale e degli eventi promossi dal Comune di Alghero e dalla Panoramika Editrice, la tappa conclusiva di un viaggio di ricerca identitaria iniziato 14 anni fa. Infatti, nel 2004 uscì uno studio pubblicato dall’allora neo casa editrice, un volume ambizioso, curato dal sottoscritto, benedetto da una prefazione di Nicola Tanda e supportato da una storia della letteratura algherese di Joan Herrero Armanguè e Guido Sari. Il testo prendeva le basi proprio da “Alghero e la Catalogna” di Pasqual Scanu ed era da lui che volevo partire per dar vita a una moderna antologia di poeti algheresi che arrivasse fino ai giorni nostri e che quindi inglobasse i contemporanei (almeno fino al 2004!). Ero un giovane universitario, allora, e il progetto era più grande di me, perché si trattava di fare una selezione, di inserire alcuni ed escludere altri autori e di svincolarsi tra ideali di lingua e forma scritta che poteva diventare più una questione di identità che di letteratura. Per esprimere alcuni concetti riportati di seguito userò il termine singolarità riferito all’identità di un popolo, alla sua lingua e alla sua cultura. Uso il termine singolarità non a caso, ma per descrivere meglio la capacità di una lingua, un’identità e una cultura di non essere semplicemente un microcosmo folkloristico e opposto al termine universale; parlo di singolarità, e non di singolare, perché il primo ha la caratteristica dell’irripetibilità, simile a quella di un prodotto artistico. Il singolare, invece, è unico, ma ripetibile, per quanto, le copie, possano avere delle differenze. Ecco come viene definito dalla Treccani il termine singolarità, riferendosi alla fisica: singolarità gravitazionale, punto dello spazio-tempo in cui il campo gravitazionale ha un valore infinito (per es., i buchi neri), ovvero quando accade, oltre, non può esserci nient’altro di simile. La singolarità identitaria, linguistica e culturale, quando “accade”, porta il dono dell’irripetibilità artistica. E quando questa viene soffocata, oppressa e impedita, allora persiste l’omologazione, la ripetibilità dell’identico e l’uniformazione di una realtà, che alla lunga, perde la tridimensionalità che una moltitudine di singolarità riesce a dare.

“La singolarità identitaria, linguistica e culturale, quando “accade”, porta il dono dell’irripetibilità artistica”.

Vediamo in ordine le tre tappe che ci portano a rispondere alla domanda: perché ricordare Pasqual Scanu oggi?

Prima Tappa: rivitalizzare una rinascita linguistica contemporanea. Sulle Orme dei Versi, Camí de versos¹ del 2004 non era un folkloristico tentativo editoriale di riunire poeti locali. Il punto di partenza è stato una velleità culturale e personale: ero attratto dalla poesia, dalla singolarità e dal particolare; amavo la minoranza e l’unicità, e volevo trovare il modo di comprendere se queste caratteristiche uniche potessero valicare il terreno concettuale del locale per abbracciare l’universale, il “colto da tutti”. Si legge in una nota del libro: “Nel nostro mondo globalizzato, in cui il particolare è annullato nel generale, è difficile far apprezzare un’opera che ha il punto focale nella poesia “locale”. Possiamo vedere questa antologia di poeti locali come una ribalta del particolare sul generale. Ma se osserviamo meglio il testo da varie angolazioni, capiremo come la poesia locale, i suoi sensi, i suoi significati, non facciano altro che immettersi nel fiume della “poesia universale”, quella che fa della semplice parola un mondo indissolubile di passioni e sentimenti. E del significato storico della parola poetica abbiamo parlato nel Piccolo saggio presente in questa introduzione.  Ecco cosa avevo voglia di regalare alla nostra città: un album di poesie in cui venissero impresse le orme dei versi di chi prima di noi ha visto crescere Alghero”².

¹Sulle Orme dei Versi. Camíde versos, Antologia di poeti algeresi dal 1720 ai giorni nostri, a cura di Claudio Calisai Alghero, Panoramika 2014. Prefazione di Nicola Tanda; Saggio sulla poesia algherese dal 1720 al 1887 di Joan Herrero Armanguè; Saggio sulla poesia algherese del ‘900 di Guido Sari
²Piccolo saggio sulla poesia come magica sacralità, di Claudio Calisai, in Sulle orme dei versi, pp. 22

Seconda Tappa: rivitalizzare il Retrobament del 1960, 50 anni dopo. Dopo questa prima tappa verso la riaffermazione della nostra identità linguistica, ma prima di arrivare al nostro evento sui 110 anni dalla nascita di Pasqual Scanu, c’è stata una tappa intermedia degna di nota. L’amministrazione comunale di Alghero e l’attività culturale promossa dalla Panoramika Editrice, hanno dato vita ai festeggiamenti per i 50 anni del Retrobament (1960-2010). Questa tappa fondamentale, parte di un viaggio che sto provando a disegnare, non è la commemorazione nostalgica o la rivisitazione culturale “tanto per non dimenticare” della famosa crociera sulla Virginia de Churruca, salpata da Barcellona per incontrare “los germans catalans” di Alghero. La tappa in questione è un modo per rivivere lo spirito che ha spinto, in quello che venne chiamato il Retrobament, molti catalani a ritrovare una libera espressione linguistica e culturale tra le mura della nostra città, in quel lontano 1960. Un modo perché il particolare, la singolarità, la minoranza catalana superasse la dittatura franchista, mettendosi in viaggio verso una terra non tanto lontana, nella quale poter esprimere uno dei primi aspetti identitari che li avrebbe fatti sentire liberi: la lingua. E Alghero era quel porto franco perché questa espressione di libertà vi poteva sopravvivere. E non penso sia un caso se il Retrobament (1960) e l’uscita del volume “Alghero e la Catalogna” (prima edizione 1961), siano due fatti accaduti uno di seguito all’altro; Pasqual Scanu è miccia per il primo evento e detonatore per il secondo.

Terza tappa: rivitalizzare l’identità delle origini con Pasqual Scanu.
L’ho presa larga e me ne scuso, ma solo così possiamo capire perché, Pasqual Scanu, oggi. Da qui in poi, il terreno per spiegare la riedizione anastatica dell’opera di Pasqual Scanu, potrebbe tingersi di connotati politici alla luce di quello che sta vivendo la Catalogna in questo periodo. E Pasqual Scanu, con questo testo in pubblicazione dalla Panoramika Editrice in occasione dei 110 anni dalla nascita, non poteva arrivare in un momento migliore. Scanu ha compiuto due cose, meglio e prima di altri: la prima è quella di aver acceso una serie di scintille culturali che poi hanno dato vita al Retrobament del 1960; seconda cosa, scrivendola, ha dato vita a una letteratura algherese che probabilmente prima non esisteva (uscito in prima edizione nel 1961, non a caso un anno dopo il Retrobament). Perché solo nel momento in cui raccogli i testi e razionalizzi un’identità linguistica in un testo come “Alghero e la Catalogna”, questa diventa “letteratura algherese”. Pasqual Scanu è l’uomo ponte tra la Catalogna e Alghero e viceversa, è colui che ha dato nuovo smalto a una minoranza, come la Catalogna all’epoca del Retrobament del 1960, e ha dato un’identità a una minoranza inconsapevole, come l’Alghero del 1960 poco prima che uscisse “Alghero e la Catalogna”. Perché, quindi, Pasqual Scanu adesso? Qual è il senso di un’edizione anastatica che parla di singolarità o minoranza delle origini linguistiche? Perché le tappe che ho appena descritto sono la commemorazione di una serie di eventi che hanno sancito l’origine di qualcosa di unico ed è dalle origini che dobbiamo partire per ogni tipo di cambiamento o comprensione, che sia linguistica, identitaria o culturale. Oggi più che mai, per creare una sintesi su ciò che è stato detto fino ad ora, i nostri “germans catalans” si trovano, forse, nella stessa situazione in cui si trovavano nel lontano 1960 (o anche peggio!), nella quale la libertà viene troncata da occlusioni politiche. Hanno bisogno di un altro Retrobament come la volta che sono saliti sulla Virginia de Churruca e si sono diretti non verso un luogo, ma verso una speranza identitaria. E Pasqual Scanu ha acceso tutto questo.
E noi? Noi algheresi pensiamo di non aver bisogno di niente? Siamo a posto con la nostra identità linguistica? Forse la nostra identità linguistica è più forte, più razionale rispetto a quando è uscito il volume di Pasqual Scanu, ma mi risulta dai racconti che all’epoca tutti, bambini compresi, parlavano l’algherese, anche se non avevano ancora una razionalizzazione linguistica strutturata come quella che ci ha lasciato Pasqual Scanu con “Alghero e la Catalogna”; adesso però sta succedendo il contrario e cioè abbiamo una profusione di scuole e studi linguistici e, soprattutto dopo Pasqual Scanu, abbiamo alle spalle studi filologici e linguistici sul Catalano di Alghero, sappiamo esattamente la sintassi algherese, abbiamo uniformato gli accenti, abbiamo un ufficio linguistico, ma come mai sono ancora pochi i ragazzi che parlano l’algherese? Io stesso sono un animale linguistico ibrido perché riesco a leggere l’algherese, lo comprendo, ma non lo parlo. I ragazzi devono sapere perché devono parlare l’algherese, devono ritrovare la naturalità linguistica che avevano i ragazzi di un tempo.
Forse quello che la dittatura franchista non è riuscita a togliere ai catalani, cioè un’identità o meglio una singolarità culturale e linguistica, la globalizzazione culturale e l’alfabetizzazione digitale, il totalitarismo socialmediatico, l’appiattimento comunicativo che sempre più odia le minorità, sta togliendo a noi algheresi; noi stessi (algheresi) siamo una singolarità nella singolarità e rispetto al passato stiamo perdendo quella capacità di esprimerci in una lingua che ha retto, nelle nostre mura, alla peste e ai tentativi regionali e nazionalistici di inglobare e sbiadire la nostra identità linguistica. Per corroborare questo concetto cito una parte della prefazione della prima edizione del 1961 di “Alghero e la Catalogna” firmata Rafael Tasis:
“Lungi da qualsiasi preoccupazione irredentista, dimenticato perfino l’interesse mercantile e marinaresco dei secoli passati, il sentimento sincero che unisce catalani e algheresi è del tutto libero da tutto ciò che non sia l’intima fratellanza di lingua e di spirito, e rappresenta l’orgoglio di collaborare liberamente e disinteressatamente, a un’opera culturale strettamente legata. In un mondo agitato da imperialismi nazionalistici e velleità di parte, da lotte razziali e ideologiche, da ambizioni di industriali e finanzieri, è consolante trovare una città e uomini, come l’autore di questo studio che ora potrete leggere, nei quali, senza menomazione del sincero patriottismo di italiani, “la voce dell’antica madre risuona, ancora oggi, nel cuore di ognuno come una dolce melodia”.

Pasqual Scanu come ponte identitario.
Ecco perché i 110 anni di Pasqual Scanu arrivano proprio nel momento giusto, perché come uomo culturale ha sempre lavorato su due fronti, Alghero e la Catalogna, creando un ponte tra noi e la Catalogna. Di quel ponte, oggi, ne abbiamo bisogno per recuperare un concetto di libertà identitaria e minoritaria che si sta perdendo nei gigantismi di chi vuole un’universalità omologante. Noi abbiamo bisogno di questo testo, le scuole ne hanno bisogno, i ragazzi ne hanno necessità. Perché un’identità linguistica non solo deve entrare nelle scuole, ma dovrebbe permeare la vita quotidiana. I 110 anni dalla nascita di Pasqual Scanu e la riedizione di “Alghero e la Catalogna” vogliono essere una sintesi dei due momenti appena elencati: riabbracciare una cultura catalana annebbiata e riaccendere un’identità linguistica algherese per darle nuova linfa. Auguri Pasqual Scanu!

Claudio Calisai, 11 aprile 2018