Agguato sotto casa ad Alghero: ragazzo picchiato dal branco
L'appello disperato di un genitore: "È ora che i politici prendano provvedimenti, la città sappia di questa brutalità"
Un brutale atto di violenza scuote la tranquillità della città di Alghero. Sabato sera, l’innocenza di un incontro amichevole si è trasformata in un vero e proprio agguato ai danni di un giovane studente, picchiato a calci, pugni e persino con bottiglie di vetro spaccate in testa da un gruppo di almeno 7-8 coetanei, descritti come visibilmente ubriachi. La notizia, emersa dalla denuncia di un genitore, porta alla luce una violenza efferata e premeditata, sollevando un grido di allarme sulla sicurezza e la dilagante microcriminalità giovanile.
L’episodio è avvenuto nella tarda serata di sabato. La vittima, un ragazzo, è scesa sotto casa in seguito a una telefonata ricevuta da un conoscente che lo invitava a fumare una sigaretta insieme. Ad attenderlo, però, c’era un’intera “banda”. Secondo il racconto del genitore, il gruppo di giovani, con in mano bottiglie di superalcolici, ha circondato il ragazzo. Alla domanda della vittima sul motivo di quella presenza ostile, la risposta è stata immediata e brutale: il presunto “capobanda” ha sferrato il primo pugno.
È scattato così un pestaggio di gruppo: «Si sono buttati sopra mio figlio colpendolo a calci e pugni», racconta il genitore. La violenza ha raggiunto l’apice quando due aggressori, il capobanda e un altro ragazzo, hanno spaccato le bottiglie di vetro in testa al giovane, causandogli una lesione all’orecchio, oltre a un trauma facciale, ecchimosi ed escoriazioni in tutto il corpo. Solo grazie alla preparazione fisica derivata dallo sport che pratica da tempo, il ragazzo è riuscito a «assumere posizioni per incassare i colpi ed evitare traumi peggiori».
Immediato l’intervento di un’ambulanza che ha trasportato la vittima al Pronto Soccorso, dove ha ricevuto le cure necessarie e un encomiabile supporto da parte del personale medico. Sul luogo del pestaggio sono intervenuti anche i Carabinieri, che hanno avviato le indagini per identificare e denunciare gli aggressori.
Il genitore della vittima ha espresso un forte senso di impotenza e indignazione, lamentando l’assenza di misure concrete di fronte a una violenza giovanile sempre più sfacciata. «Credo che sia ora che qualcuno prenda seri provvedimenti ma far arrivare queste tematiche al banco dei nostri politici sembra impossibile. Per questo chiedo il vostro aiuto affinché la città sia a conoscenza di tali brutali fatti», ha dichiarato il genitore, trasformando il dramma personale in un appello accorato alle istituzioni.
La comunità attende ora risposte chiare e azioni incisive per arginare il fenomeno delle aggressioni di gruppo e garantire la sicurezza dei propri figli.
















